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IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010]

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Messaggio Da Alux il Lun 14 Giu 2010, 11:06

a me uno che da 500 dollari alla donna con cui ha appena dormito fa antipatia IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 500248 se ci aggiungi che è pure alto, bello come un Apollo, con schiere di ventenni che cadono ai suoi piedi... IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 572980
comunque mi riservo il diritto di cambiare idea con i prossimi due capitoli IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 562637
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Messaggio Da Ospite il Lun 14 Giu 2010, 11:21

Brava, Lucy, sono curiosa di vedere come andrà a finire.

Sai che il tuo racconto mi ricorda molto "Vanilla sky"?

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Messaggio Da Ospite il Lun 14 Giu 2010, 11:26

Essere o non essere”


Brano tratto da “Amlet” di William Shakespeare




Essere o non essere, questo è il problema.
Se sia più nobile sopportare
le percosse e le ingiurie di una sorte atroce,
oppure prendere le armi contro un mare di guai
e, combattendo, annientarli.
Morire, dormire.
Niente altro.
E dire che col sonno mettiamo fine
al dolore del cuore e ai mille colpi
che la natura della carne ha ereditato
È un epilogo da desiderarsi devotamente.
Morire, dormire.
Dormire, forse sognare: ah, c'é l'ostacolo,
perchè in quel sogno di morte
il pensiero dei sogni che possano venire,
quando ci saremo staccati dal tumulto della vita,
ci rende esistanti.
Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo
le ingiurie degli oppressori, le insolenze dei superbi,
le ferite dell'amore disprezzato,
le lungaggini della legge, l'arroganza dei burocrati
e i calci che i giusti e i mansueti
ricevono dagli indegni.
Qualora si potesse far stornare il conto con un semplice pugnale,
chi vorrebbe portare dei pesi
per gemere e sudare
sotto il carico di una vita logorante
se la paura di qualche cosa dopo la morte,
il paese inesplorato dal quale nessun viandante ritorna,
non frenasse la nostra volontà,
facendoci preferire i mali che sopportiamo
ad altri che non conosciamo?
Così la coscienza ci fa tutti vili
e così il colore innato della risolutezza,
lo si rovina con una squallida gettata di pensiero
e le imprese d'alto grado e il momento,
proprio per questo, cambiano il loro corso
e perdono persino il loro nome di azioni



“Romeo&Giulietta”



Scena II, “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare


SCENA II -
Verona, il verziere dei Capuleti
Entra ROMEO
ROMEO - Si ride delle cicatrici altrui chi non ebbe a soffrir giammai ferita...
GIULIETTA appare a una finestra Oh, quale luce vedo sprigionarsi lassù, dal vano di quella finestra? È l'oriente, lassù, e Giulietta è il sole! Sorgi, bel sole, e l'invidiosa luna già pallida di rabbia ed ammalata uccidi, perché tu, che sei sua ancella, sei di gran lunga di lei più splendente. Non restare sua ancella, se invidiosa essa è di te; la verginal sua veste s'è fatta ormai d'un color verde scialbo e non l'indossano altre che le sciocche. Gettala via!... Oh, sì, è la mia donna, l'amore mio. Ah, s'ella lo sapesse! Ella mi parla, senza dir parola. Come mai?... È il suo occhio che mi discorre, ed io risponderò. Oh, ma che sto dicendo... Presuntuoso ch'io sono! Non è a me, ch'ella discorre. Due luminose stelle, tra le più fulgide del firmamento avendo da sbrigar qualcosa altrove, si son partite dalle loro sfere e han pregato i suoi occhi di brillarvi fino al loro ritorno... E se quegli occhi fossero invece al posto delle stelle, e quelle stelle infisse alla sua fronte? Allora sì, la luce del suo viso farebbe impallidire quelle stelle, come il sole la luce d'una lampada; e tanto brillerebbero i suoi occhi su pei campi del cielo, che gli uccelli si metterebbero tutti a cantare credendo fosse finita la notte. Guarda com'ella poggia la sua gota a quella mano... Un guanto vorrei essere, su quella mano, e toccar quella guancia!
GIULIETTA - (Come avesse sentito un rumore, o forse assorta in tristi pensieri, sospirando) Ahimè!...
ROMEO - (Tra sé) Dice qualcosa... Parla ancora, angelo luminoso, sei sì bella, e da lassù tu spandi sul mio capo tanta luce stanotte quanta più non potrebbe riversare sulle pupille volte verso il cielo degli sguardi stupiti di mortali un alato celeste messaggero che, cavalcando sopra pigre nuvole, veleggiasse per l'infinito azzurro!
GIULIETTA - Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Ah, rinnega tuo padre!... Ricusa il tuo casato!... O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti!
ROMEO - (Sempre tra sé) Che faccio, resto zitto ad ascoltarla, oppure le rispondo?...
GIULIETTA - Il tuo nome soltanto m'è nemico; ma tu saresti tu, sempre Romeo per me, quand'anche non fosti un Montecchi. Che è infatti Montecchi?... Non è una mano, né un piede, né un braccio, né una faccia, né nessun'altra parte che possa dirsi appartenere a un uomo. Ah, perché tu non porti un altro nome! Ma poi, che cos'è un nome?... Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d'avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome? Così s'anche Romeo non si dovesse più chiamar Romeo, chi può dire che non conserverebbe la cara perfezione ch'è la sua? Rinuncia dunque, Romeo, al tuo nome, che non è parte della tua persona, e in cambio prenditi tutta la mia.
ROMEO - (Forte) Io ti prendo in parola! D'ora in avanti tu chiamami "Amore", ed io sarò per te non più Romeo, perché m'avrai così ribattezzato.
GIULIETTA - Oh, qual uomo sei tu, che protetto dal buio della notte, vieni a inciampar così sui miei pensieri?
ROMEO - Dirtelo con un nome, non saprei; il mio nome, cara santa, è odioso a me perché è nemico a te. Lo straccerei, se lo portassi scritto.
GIULIETTA - L'orecchio mio non ha bevuto ancora cento parole dalla voce tua, che ne conosco il suono: non sei Romeo tu, ed un Montecchi?
ROMEO - No, nessuno dei due, bella fanciulla, se nessuno dei due è a te gradito.
GIULIETTA - Ma come hai fatto a penetrar qui dentro? Dimmi come, e perché. Erti e scoscesi sono i muri dell'orto da scalare, e se alcuno dei miei ti sorprendesse, sapendo chi sei, t'ucciderebbe.
ROMEO - Ho scavalcato il muro sovra l'ali leggere dell'amore; amor non teme ostacoli di pietra, e tutto quello che amore può fare trova sempre l'ardire di tentare. Perciò i parenti tuoi non rappresentano per me un ostacolo.
GIULIETTA - Ma se ti trovan qui, ti uccideranno! ROMEO - Ahimè, c'è più pericolo per me negli occhi tuoi che in cento loro spade: basta che tu mi guardi con dolcezza, perch'io mi senta come corazzato contro l'odio di tutti i tuoi parenti.
GIULIETTA - Io non vorrei però per nulla al mondo che alcun di loro ti trovasse qui.
ROMEO - La notte mi nasconde col suo manto alla lor vista; ma se tu non m'ami, che mi trovino pure e che mi prendano: assai meglio è per me finir la vita desiderando invano l'amor tuo.
GIULIETTA - Come hai fatto a venire fino qui? Chi t'ha guidato?
ROMEO - Amore per il primo ha guidato i miei passi. È stato lui a prestarmi consiglio nel trovarlo; io gli ho prestato in cambio solo gli occhi. Io non sono un nocchiero, ma se tu fossi lontana da qui quanto la più deserta delle spiagge bagnata dall'oceano più remoto, io correrei qualsiasi avventura per cercar sì preziosa mercanzia.
GIULIETTA - Sai che la notte copre la mia faccia della sua nera maschera, l'avresti vista arrossare, se no, per ciò che m'hai sentito dir poc'anzi. Ah, vorrei tanto mantener la forma, rinnegar quel che ho detto!... Ma addio ormai inutili riguardi! Tu m'ami?... So che mi rispondi "Sì", ed io ti prenderò sulla parola; ma non giurare, no, perché se giuri, potresti poi dimostrarti spergiuro. Agli spergiuri degli amanti - dicono - ride anche Giove. O gentile Romeo, se m'ami, dimmelo con lealtà; se credi ch'io mi sia lasciata vincere troppo presto, farò lo sguardo truce e, incattivita, ti respingerò, perché tu sia costretto a supplicarmi... Ma no, non lo farei, per nulla al mondo!... In verità, leggiadro mio Montecchi, io di te sono tanto innamorata, da farti pur giudicar leggerezza il mio comportamento; però credimi, mio gentil cavaliere, che, alla prova, io saprò dimostrarmi più fedele di quelle che di me sono più esperte nell'arte di apparire più ritrose. E più ritrosa - devo confessarlo - sarei stata, se tu, subitamente, prima ch'io stessa me ne fossi accorta, non m'avessi sorpresa a confessar l'ardente mia passione a me stessa. Perdonami perciò, e non voler chiamare leggerezza la mia condiscendenza, come t'avrà potuto suggerire il buio della notte.
ROMEO - Mia signora, per questa sacra luna che inargenta le cime di questi alberi, ti giuro...
GIULIETTA - Ah, Romeo, non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese nel suo rotondo andare, ché l'amor tuo potrebbe al par di lei dimostrarsi volubile e mutevole.
ROMEO - Su che vuoi tu ch'io giuri?
GIULIETTA - Non giurare; o, se ti piace, giura su te stesso, su codesta graziosa tua persona, l'idolo della mia venerazione, e tanto basterà perch'io ti creda.
ROMEO - Se l'amor del mio cuore...
GIULIETTA - Non giurare, ho detto: benché tu sia la mia gioia, gioia non mi riesce di trovare nell'impegno scambiatoci stanotte: troppo improvviso, troppo irriflessivo, rapido, come il fulmine, che passa prima che uno possa dir "Lampeggia!". Buona notte, dolcezza. Questo bocciolo d'amore, schiudendosi all'alito fecondo dell'estate, potrà, al nostro prossimo incontrarci, dimostrarsi un bel fiore profumato. Buona notte. La pace ed il riposo discendano soavi sul tuo cuore, come soave è tutto nel mio petto.
ROMEO - Oh, vuoi lasciarmi così insoddisfatto?
GIULIETTA - Insoddisfatto? E qual soddisfazione pensavi tu d'aver da me stasera?
ROMEO - Sentirmi ricambiar dalla tua bocca il mio voto d'amore.
GIULIETTA - Te l'ho dato, ancor prima che tu me lo chiedessi; se pur vorrei che fosse ancor da dare.
ROMEO - Vorresti ritirarlo? E perché, amore?
GIULIETTA - Per potermi mostrare generosa, e dartelo di nuovo, a piene mani. Io non desidero che quel che ho. La mia voglia di dare è come il mare, sconfinata, e profondo come il mare è l'amor mio: più ne concedo a te, più ne possiedo io stessa, perché infiniti sono l'una e l'altro. (La voce della Nutrice dall'interno, che chiama: "Giulietta!") Sento voci da dentro casa... Addio, addio, mio caro amore!... Vengo, balia!... Dolce Montecchi, restami fedele. Aspetta ancora un po', ritorno subito. (Si ritira)
ROMEO - O notte, notte di benedizioni! Un sogno, temo, nient'altro che un sogno è questo: troppo dolce e lusinghiero per essere realtà!
GIULIETTA riappare improvvisamente in alto
GIULIETTA - Ancora tre parole, Romeo caro, e poi la buonanotte, per davvero. Se onesto è l'amoroso tuo proposito e l'intenzione tua è di sposarmi, mandami a dir domani, per qualcuno ch'io manderò da te, il luogo e l'ora in cui vuoi celebrare il sacro rito ed io son pronta a mettere ai tuoi piedi, tutti i miei beni, ed a seguire te sempre e dovunque, come mio signore...
NUTRICE - (Da dentro) Madamigella!
GIULIETTA - Vengo, vengo subito! (A Romeo) ... ma se diversa è l'intenzione tua, ti scongiuro...
NUTRICE - (Da dentro) Giulietta!
GIULIETTA - Sto venendo! ... smetti di corteggiarmi ed abbandonami al mio dolore. Manderò domani...
ROMEO - Così possa salvarsi la mia anima...
GIULIETTA - Ancora buona notte, mille volte! (Si ritira)
ROMEO - Mala notte, puoi dire, mille volte, se mi viene a mancare la tua luce! L'amore corre ad incontrar l'amore con la gioia con cui gli scolaretti fuggon dai loro libri; ma l'amore che deve separarsi dall'amore ha il volto triste degli scolaretti quando tornano a scuola... (Si trae indietro lentamente)
GIULIETTA appare di nuovo alla finestra
GIULIETTA - Pssst! Romeo!... Oh, avere il sibilo d'un falconiere per poter richiamar questo terzuolo! Ma la clausura è roca, ha voce fioca e non può parlar alto; altrimenti vorrei gridar sì forte da squarciar l'antro ove riposa Eco e soverchiare l'aerea sua voce, sì da farla più fioca della mia, a forza di chiamar: "Romeo! Romeo!"
ROMEO - (Tornando indietro) È la stessa mia anima che invoca così il nome mio. Come soavi suonan nella notte le voci degli amanti: sommessa musicalità d'argento dolcissima all'orecchio che l'ascolta...
GIULIETTA - Romeo!
ROMEO - Cara...
GIULIETTA - A che ora domattina posso mandar da te?
ROMEO - Verso le nove.
GIULIETTA - Non mancherò. Mi parranno vent'anni fino allora... Perché t'ho richiamato?... Che sciocca! Non me lo ricordo più!
ROMEO - Lascia allora ch'io resti qui con te fino a tanto che ti ritorni in mente.
GIULIETTA - E così io, per farti rimanere ancora un poco, tornerò a scordarmelo, ricordandomi solo di una cosa: quanto m'è dolce la tua compagnia.
ROMEO - E io ci resterò, perché dimentica tu resti ancora, dimentico io stesso d'aver altra dimora fuor che questa.
GIULIETTA - Ormai è quasi l'alba; vorrei che tu già fossi via da qui, non più lungi però dell'uccellino che la bimbetta lascia saltellare lontan dalla sua mano, ma lo tiene legato alla catena come suo prigioniero, e, in una stratta, d'un fil di seta lo riporta a sé, simile ad una amante gelosa di quel po' di libertà.
ROMEO - Quel prigioniero vorrei esser io.
GIULIETTA - E così vorrei io, dolcezza mia, anche se finirei col soffocarti per le troppe carezze... Buona notte! Separarci è un dolore così dolce che non mi stancherei, amore mio, di dirti "buona notte" fino a giorno. (Si ritira)
ROMEO - Siano dimora al sonno gli occhi tuoi, alla pace il tuo cuore. Sonno e pace vorrei essere io, pel tuo riposo. Ora da qui raggiungerò la cella del mio fidato padre confessore a domandargli la sua assistenza e confidargli questa mia fortuna. (Esce)

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Messaggio Da Alux il Lun 14 Giu 2010, 12:01

anche se sono un po' in ritardo, volevo commentare un attimo la letteratura ritenuta per l'infanzia.
Il piccolo principe è uno dei miei libri preferiti, è ricco di una profondità e di una leggerezza incommensurabili.

Le fiabe dei fratelli Grimm invece non so quanto possano essere considerate letteratura per l'infanzia. Hanno quasi sempre una fine tremenda; molte di queste erano nate come monito per le giovani fanciulle e nel secolo scorso sono state stravolte e adattate a favole della buonanotte...
Peter Pan, mi vergogno a dirlo, non l'ho mai letto IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 437934 però conto di recuperarlo quanto prima...
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Messaggio Da Ospite il Lun 14 Giu 2010, 18:51

La condanna, II Capitolo”



Lucy Gordon






Susanna






Rochester a marzo è ancora invasa dalla neve e da temperature sotto lo zero. L’ appartamento di Susanna è quanto di più innovativo si possa trovare . Gli spazi sono studiati per la persona che li percorre. Tutto è automatizzato e gestibile dal cellulare. Dall’ accensione degli elettrodomestici alla gestione del riscaldamento. Ogni cosa è accessibile ad altezza di bambino. Libri, giornali, DVD, suppellettili.
Susanna vive da sola oramai da 8 anni, la madre la viene a trovare già da tempo solo due volte la settimana. Si fida di lei anche se il timore di un qualsiasi imprevisto la tormenta ogni giorno.
Da quel giorno.
Susanna vive da 20 anni su una sedia a rotelle. Quando aveva 16 anni era ormai una promessa dell’ equitazione. I suoi successi sono ancora rappresentati dai trofei in bella mostra sulla vetrina nel soggiorno. Il suo punto forte era il dressage, dove l’ armonia fra cavallo e cavaliere raggiunge il massimo della rappresentazione. Quel giorno sul quell’ ostacolo la sintonia con il suo cavallo non funzionò, forse il cavallo era nervoso, forse il rumore della folla era fastidioso , forse aveva mangiato male o forse qualcuno aveva deciso così. Il cavallo si impuntò al quarto ostacolo la prima di una doppia , bisognava arrivarci con il massimo della velocità, Susanna volò in avanti e cadde di schiena sugli ostacoli. Aveva capito subito che qualcosa non andava, voleva alzarsi , ma riusciva solo a muovere le braccia. Le gambe erano rimaste immobili come i pali degli ostacoli che aveva sotto di se. Il dolore alla schiena le stava togliendo il respiro.
Immaginava la vita che l’ aspettava, ma non quanto sarebbe stato difficile adattarsi alle piccole cose di tutti i giorni.
Adesso per lei tutto ciò che fa è normale. Le due sedute settimanali in palestra, le nuotate in piscina, le serate con gli amici.
L’ unica cosa che gli manca è l’ amore. Non che non abbia avuto l’ occasione, anzi gliene sono capitate più di una, ma non aveva mai voluto impegnare l’ altro in una vita che non fosse la sua. Susanna è alta 1.61 capelli corti neri un fisico perfetto grazie all’ attività fisica, la pelle liscia e vellutata, ma la cosa che faceva più colpo era il viso dai lineamenti perfetti come fossero stati disegnati da un pittore del risorgimento italiano. Il tutto faceva da cornice a suoi occhi nocciola da cerbiatta.
Si era laureata in medicina a 24 anni e subito dopo aveva conseguito un master in robotica biologica. Forse nel suo inconscio voleva risolvere il suo handicap. Ma ormai quegli studi avevano preso un diversa applicazione. Da diversi anni lavorava per l’ IBM, nell’ ambito di un progetto di cartella clinica intelligente tridimensionale. Adesso quel progetto così ambizioso era divenuto realtà. Aveva collaborato per anni con la sede danese IBM in via telematica senza mai muoversi da casa. Il sistema funziona utilizzando una rappresentazione tridimensionale dell'anatomia umana, l'avatar aiuta il personale medico a navigare con grande semplicità nella cartella elettronica di un paziente. I medici possono ruotare l'avatar e ridurre o ingrandire la visualizzazione dell'immagine per generare il livello di dettaglio necessario, inoltre con questo sistema avveniristico possono scegliere tra diverse viste, ad esempio consentendo l'ispezione degli organi o del sistema circolatorio, muscolare e nervoso. Le frecce indicano le aree del corpo per cui sono disponibili dati medici. Selezionando una di queste frecce, i medici hanno tutte le informazioni pertinenti a portata di mouse. La sperimentazione con quasi 11.000 degenti e più di 65.000 visite ambulatoriali l'anno aveva dato risultati eclatanti.
Era stato un impegno enorme per Susanna. Adesso poteva mettere in atto l’ impegno più gravoso che aveva in serbo per se stessa. Una vacanza in Messico, da sola. Erano due anni che la progettava. Il volo, il residence attrezzato per le sue esigenze in riva la mare, che abbigliamento portare. Tutto era stato vagliato nei minimi particolari. Era il momento giusto per farlo.
La mattina della partenza si affacciò alla finestra, vide dei bambini che giocavano urlando sugli ultimi sprazzi di neve che la stagione donava loro. Mise a fuoco la sua immagine vagamente riflessa sul vetro. Vide il suo viso da adolescente, le gocce che correvano sul vetro sembravano lacrime sul quel volto. Si era un momento importante per lei.
Il giorno della partenza all’ aeroporto i genitori erano più tesi di lei. Erano fieri della sicurezza che ostentava la loro figlia. Erano fieri di ogni cosa facesse a dire il vero. Ma il timore dell’ imprevisto attanagliava i loro cuori.
Il personale di bordo si mostro di una gentilezza e premura quasi asfissianti, ogni mezz’ ora erano li a chiedere di cosa avesse bisogno. L’ atterraggio fu una liberazione. All’ arrivo il personale del resort la stava aspettando. Caricarono la sedia leggerissima sul van e fecero accomodare Susanna su uno dei sedili posteriori. Il viaggio durò poco meno di un’ ora. La vicinanza di Playa del Carmen, dove si trovava il villaggio, dall’ aeroporto di Cancun era stata una delle caratteristiche che l’ avevano fatta decidere per quel posto.
L’ appartamento al piano terra era bellissimo, spazioso e luminoso. Era situato poche decine di metri dalla spiaggia raggiungibile con vialotto attorniato da palmizi e piante tropicali. Si stese sul letto, come sempre, sedendosi prima sul bordo e poi prendendo le gambe con le mani sollevandole sul giaciglio. La forza che quelle esili braccia riuscivano a produrre era da sempre una sorpresa per tutti anche per lei. Iniziò a pensare alla giornata che sarebbe venuta .
Si addormento.

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Messaggio Da Ospite il Mar 15 Giu 2010, 16:05

Alexander Platz”


Franco Battiato






E di colpo venne il mese di Febbraio
faceva freddo in quella casa
mi ripetevi: sai che d'Inverno si vive bene come di
Primavera! Sì sì proprio così.
La bidella ritornava dalla scuola un po' più presto per aiutarmi
"ti vedo stanca hai le borse sotto gli occhi
come ti trovi a Berlino Est?"
Alexander Platz aufwiederseen
c'era la neve
faccio quattro passi a piedi
fino alla frontiera:
"vengo con te".
E la sera rincasavo sempre tardi
solo i miei passi lungo i viali
e mi piaceva
spolverare fare i letti
poi restarmene in disparte come vera principessa
prigioniera del suo film
che aspetta all'angolo come Marlene.
Hai le borse sotto gli occhi
come ti trovi a Berlino Est?
Alexander Platz aufwiederseen
c'era la neve
ci vediamo questa sera fuori dal teatro
"ti piace Schubert?"





Quando mi vieni a prendere”


Ligabue







Questa canzone è stata scritta in memoria della tragedia avvenuta a Dendermonde, Belgio, quando il 23/01/2009 un ragazzo è entrato in un asilo nido con un coltello causando la morte di alcune persone e alcuni bambini.


Mia madre che ha insistito che facessi colazione
e sa che la mattina il mio stomaco si chiude
ho finto di esser stanco, ho finto di star male
lei non ci casca più e io non schivo più l’asilo

In macchina si è messa a cantarmi una canzone
è sempre molto bella
anche se oggi non mi tiene
Il latte viene su
e mi comincio a preoccupare
che in mezzo a tutti gli altri
mi vergogno a vomitare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Quando giochiamo insieme a qualche cosa?

E la maestra oggi
sembra molto più nervosa
non so se è colpa nostra
o se sente chissà cosa
un paio di noi altro le fanno sempre fare il pieno
e io vorrei soltanto
che non mi stessero vicino

e poi è stato come quando tolgono la luce
e la maestra urlava come con un’altra voce.
Se non stiamo buoni arriva forse l’uomo nero
io prima ho vomitato e lui adesso è qui davvero

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po' prima fammi una sorpresa

L'uomo nero forse è qui
perchè ci vuol mangiare
non vedo la forchetta
ma il coltello può bastare
ti chiedo scusa mamma se ti ho fatta un po' arrabbiare
ma fai fermare tutto
che ho capito la lezione
e tu e papà che litigate spesso sul futuro
e io che sempre chiedo
ma il futuro che vuol dire

e l'uomo nero gioca
e questo gioco quanto dura
forse dopo questo gioco
avrò meno paura

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Ti devo chiedere un'altra volta scusa

e la maestra adesso è sdraiata e sta dormendo
i miei amici urlano, qualcuno sta ridendo
ci sono le sirene e sono sempre più vicine
che giochi enormi che sa organizzare l’uomo nero
i miei amici ora stanno solamente urlando
e tutti quanti insieme
è proprio me che stan guardando
ma non ho scelto io di stare qui con l'uomo nero
appena lui mi lascia
è con voi che voglio stare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po’ prima
fammi una sorpresa








Ciao amore ciao”



Luigi Tenco






La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.


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Messaggio Da Ospite il Mar 15 Giu 2010, 17:13

Lucy Gordon il tuo pezzo è forte !!All'inizio ho pensato" Oh, no! La solita storia del figo che vive a Los Angeles, è pieno di grana , ha tutti gli oggetti di marca ( e qui non mi piacevano proprio le citazioni...poi , a posteriori , ho capito che avevano un senso rispetto a quello che è accaduto ) Insomma ero molto scettica..Ma il colpo discena è stato fantastico, è così che bisogna scrivere : sorprendere !!Brava IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 655206

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Messaggio Da Ospite il Mar 15 Giu 2010, 21:50

“La condanna, III Capitolo”

Lucy Gordon

L’ incontro

 


Raggiungere la spiaggia era stato davvero facile. L’ inserviente responsabile la stava aspettando. Si chiamava Ramiro, un serioso omaccione sulla cinquantina, si dimostro premuroso oltre ogni immaginazione, la sua fede cattolica lo portava ad aiutare il prossimo con profonda dedizione. Aveva in mano una strana sedia con delle ruote enormi indispensabili per non affossarsi nella sabbia. Susanna si mise a ridere, ma sapeva che quello era l’ unico modo per muoversi in spiaggia. Raggiunto il lettino si fece adagiare sul di esso da Ramiro, il primo giorno voleva conoscere bene l’ habitat in cui doveva muoversi per evitare figuracce. Calò i sui Marc Jacobs sugli occhi e si gustò il sole sulla pelle, pochi minuti poi avrebbe fatto aprire l’ ombrellone , non voleva rovinarsi la pelle già al primo giorno. Cercò Ramiro con lo sguardo, lo vide qualche decina di metri più a lato. Pensò di aprirlo da sola, si allungò , ma non sapeva proprio come si faceva ad aprire un ombrellone da mare. Sorrise, “ ..anni di studi e non sò aprire questo cavolo di attrezzo…“. Dopo altri 4 tentativi si arrese. Sorridendo pensò che la sera avrebbe passato ore per spalmarsi crema idratante dappertutto.
Due mani afferrarono il canotto centrale e con un leggerissimo movimento lo apri.
- Mi scusi l’ intrusione, ma ho visto che voleva rovesciarsi pur di non alzarsi per aprire questo infernale arnese, lei è proprio pigra.
Davanti a lei contro sole, vide una figura maschile possente o almeno da quella posizione gli sembrava tale. Sicuramente sopra il metro e ottanta, capelli corti scuri. Mise meglio a fuoco per vederlo in faccia. Un bel uomo senza ombra di dubbio.
- grazie per l’ aiuto lei è molto gentile.
- a dire il vero era da qualche minuto che la guardavo, volevo vedere se ci sarebbe riuscita da sola
- ecco adesso risulta un po’ meno gentile
- posso sdebitarmi per la scortesia?
- si ….. potrebbe togliersi di torno
- Dave ………. Dave Callman sono di Miami……. Posso offrirle qualcosa da bere al bar per scusarmi?

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Messaggio Da Ospite il Mar 15 Giu 2010, 22:37

Sono davvero stupendi tutti i racconti..... è incredibile come venga fuori lo stile di ognuno. IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 123623
Scusa Giops se non ho scritto niente, ma mi deve venire l'ispirazione al momento giusto.

Anny, il piccolo principe è anche il mio libro preferito! IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 550338

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Messaggio Da Ospite il Mar 15 Giu 2010, 22:57

@alux ha scritto:
Peter Pan, mi vergogno a dirlo, non l'ho mai letto IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 437934 però conto di recuperarlo quanto prima...


provvedi!ha la stessa magia del piccolo principe,..anche se il libro di Saint Exupery secondo me é molto più bello.

La poesia di Shakespeare non l'ho mai letta tutta,non ho parole,è bellissima. E il racconto di Lucy mi piace sempre di più IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 551280 brava!!! IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 662828 IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 662828 IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 662828

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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 11:48

Lunedi o Martedi”


Virginia Woolf





Pigro e indifferente, scrollando via lo spazio dalle ali con disinvoltura, sicuro della sua direzione, l’airone passa sopra la chiesa, sotto il cielo. Bianco e lontano, assorto in se stesso, senza posa copre e scopre il cielo, si muove e resta. Un lago? Cancella le sue rive! Una montagna? Oh, perfetta – il sole è oro sulle sue pendici. Ora sparisce, ed ecco le felci, o piume bianche, per sempre, per sempre.

Desiderare il vero, attenderlo, laboriosamente distillare poche parole, sempre desiderare – (si leva un grido a sinistra, un altro a destra. Ruote che tracciano strade divergenti. Omnibus che si ammassano in conflitto) – sempre desiderare – (l’orologio assicura con dodici colpi netti che è mezzogiorno; la luce sparge scaglie d’oro; i bambini sciamano) – sempre desiderare il vero. Rossa è la cupola; monete pendono dagli alberi; su dai comignoli si arrampica il fumo; abbaiare, vociare, un grido “ferro da vendere” – e la verità?

Convergenti verso un punto piedi di uomini e piedi di donne, incrostati di nero o d’oro – (tempo nebbioso – Zucchero? No, grazie – la repubblica del futuro) – il caminetto lancia dardi di luce e arrossa la stanza, ma non le figure scure con i loro occhi lucenti, mentre fuori un carro scarica, Miss Thingummy beve un tè al suo tavolo e la vetrina protegge i mantelli di pelliccia.

Ondeggiante, leggera come una foglia, ammucchiata negli angoli, soffiata tra le ruote, schizzata d’argento, a casa o non a casa, raccolta, sparsa, frantumata in singole scaglie, spazzata su, giù, strappata, affondata, radunata – e la verità?

Ora accanto al fuoco ricordare sulla bianca tavola di marmo. Da abissi di avorio le parole sorgendo spargono la loro nerezza, sbocciano e penetrano. Caduto il libro; nella fiamma, nel fumo, nelle scintille improvvise – o viaggiando, la tavola di marmo sollevata in volo, e al di sotto minareti e mari dell’India, mentre lo spazio corre azzurro e le stelle splendono – la verità? O qui, nella prossimità appagante?

Pigro e indifferente l’airone ritorna; il cielo vela le sue stelle; poi le scopre.





Emma Bovary”


Gustave Flaubert





«Ma si,» disse lui «non sa che esistono anime le quali soffrono senza sosta? A esse sono necessari, alternativamente, il sogno e l'azione, le passioni più pure e i piaceri più travolgenti, e di conseguenza si gettano in ogni sorta di capriccio, di follia.» Emma lo guardò, allora, come si guarda un viaggiatore che abbia attraversato paesi fantastici e osservò: «Noi, povere donne, non possiamo permetterci simili distrazioni!» «Distrazioni ben tristi, poiché in esse non v'è felicità.»
«Ma esiste la felicità in qualcos'altro?» «Certo, si può incontrarla un giorno, nella vita.» «Un giorno la si incontra,» ripeté Rodolphe «un bel giorno, all'improvviso, e proprio quando ormai si dispera. Allora si schiudono nuovi orizzonti, ed è come se una voce gridasse: "Eccola!" Si sente il bisogno di confidare a questa persona tutta la propria vita, di donarle tutto, di sacrificarle tutto. Non sono necessarie spiegazioni: la si riconosce subito. La si intravede nei propri sogni» (e intanto la guardò). «E finalmente, eccolo il tesoro tanto atteso, davanti a noi, che brilla e risplende. Eppure, ancora non ci si sente sicuri, non si ha il coraggio di credervi, si resta abbagliati, come chi esca dalle tenebre alla luce.»





Lettera al Padre”


Franz Kafka





Carissimopadre,
di recente mi hai domandato perché mai sostengo di avere paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti niente, in parte proprio per la paura che ho di te, in parte perché questa paura si fonda su una quantità tale di dettagli che parlando non saprei coordinarli neppure passabilmente. E se anche tento di risponderti per iscritto, il mio tentativo sarà necessariamente assai incompleto, sia perché anche nello scrivere mi sono d'ostacolo la paura che ho di te e le sue conseguenze, sia perché la vastità del materiale supera di gran lunga la mia memoria e il mio intelletto.
Per te la cosa è sempre stata molto semplice, almeno nella misura in cui ne hai parlato davanti a me e, indiscriminatamente, davanti a molti altri. Ti pareva che stesse più o meno così: tu hai lavorato sodo per tutta una vita, hai sacrificato ogni cosa per i tuoi figli, soprattutto per me; di conseguenza io ho fatto la bella vita, ho avuto la massima libertà di studiare quello che volevo, non ho dovuto preoccuparmi né di procurarmi il cibo né di qualsiasi altra cosa; tu non pretendevi per questo la mia gratitudine, la conosci, "la gratitudine dei figli", ma almeno un po' di gentilezza, qualche accenno di compassione, e invece io mi sono sempre rifugiato davanti a te, in camera mia, tra i miei libri, coi miei amici stravaganti, nelle mie idee eccentriche; non ti ho mai parlato apertamente, non mi sono mai messo accanto a te nel tempio né ti sono mai venuto a trovare a Franzensbad; inoltre non ho mai avuto il senso della famiglia, non mi sono mai occupato del negozio e delle altre cose tue, la fabbrica l'ho addossata a te e poi ti ho abbandonato, ho dato man forte a Ottla' nella sua testardaggine, e mentre per te non muovo un dito (non ti prendo nemmeno i biglietti per il teatro), per gli amici faccio tutto. Riassumendo il tuo giudizio su di me, ne emerge che non mi rimproveri, a dire il vero, qualcosa di davvero sconveniente o malvagio (fatta eccezione forse per il mio ultimo progetto matrimoniale), ma freddezza, distanza, ingratitudine. E me lo rimproveri come se fosse colpa mia, come se con una bella sterzata io fossi stato in grado di indirizzare diversamente il tutto, mentre tu non ne hai la minima colpa, se non forse quella di essere stato troppo buono con me. Trovo questa tua interpretazione esatta soltanto nel senso che anch'io credo che tu non abbia colpa alcuna del nostro allontanamento. Ma non ne ho colpa neppure io. Se potessi portarti a riconoscere questo, allora sarebbe possibile--non una nuova vita, per questo siamo entrambi troppo vecchi--ma una certa pace, non una cessazione, ma un'attenuazione dei tuoi incessanti rimproveri.
Una vaga idea di quello che voglio dire ce l'hai, sorprendentemente. Così poco tempo fa mi hai detto, per esempio: "Mi sei sempre piaciuto, anche se esteriormente non sono stato per te quel che amano essere altri padri, ma proprio perché io non so fingere come gli altri". Vedi, padre, nel complesso io non ho mai dubitato della tua benevolenza nei miei confronti, ma trovo ingiusta questa osservazione. Tu non sai fingere, è vero, ma voler affermare solo per questo che gli altri padri fingono, può essere pura prepotenza, su cui non si può discutere, oppure--e a mio avviso le cose stanno così--un modo velato per suggerire che tra noi c'è qualcosa che non va, e che tu ne sei concausa, anche se non ne hai colpa. Se lo credi davvero, allora la pensiamo allo stesso modo.
Non sostengo naturalmente di essere divenuto quello che sono soltanto per la tua influenza. Sarebbe molto esagerato (e io sono addirittura incline a questa esagerazione). E possibilissimo che, anche se fossi cresciuto lontanissimo dalla tua influenza, non sarei egualmente divenuto quello che tu definisci un uomo.
Probabilmente sarei stato egualmente deboluccio, pauroso, titubante, inquieto, né Robert Kafka né Karl Hermann, ma comunque diversissimo da quello che sono davvero, e ci saremmo intesi alla perfezione.
Sarei stato felice di averti come amico, come principale, come zio, come nonno e persino (pur con qualche titubanza) come suocero. Solo come padre eri troppo forte per me, soprattutto in considerazione del fatto che i miei fratelli sono morti in tenera età e le sorelle sono giunte solo molto tempo dopo, e quindi io ho dovuto parare il primo colpo tutto da solo, ed ero davvero troppo debole per farlo.
Mettici a confronto: io, per esprimermi in modo assai sommario, un Lowy con un certo fondo kafkiano che però non è mosso dalla volontà kafkiana di vita, di affari e di scoperta, ma da un pungolo lowiano, che agisce in modo più segreto e ritroso, in un'altra direzione, e spesso viene completamente a mancare. Tu invece sei un vero Kafka, per forza, salute, appetito, intensità vocale, capacità oratorie, autocompiacimento, senso di superiorità, resistenza, presenza di spirito, conoscenza degli uomini, una certa generosità e naturalmente anche con tutti i difetti e le debolezze, attinenti a questi pregi, in cui talvolta ti cacciano il tuo temperamento e talvolta la tua iracondia.

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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 20:21

Burka”




Alux






Sono invisibile.
Cammino fra la gente, ma nessuno mi vede.
Sono muta. Urlo nel silenzio, ma nessuno mi ascolta.
Il mio corpo si nasconde fra mille.
Non sono io invisibile, siamo tutte invisibili.
Non siamo tutte invisibili, siamo tutti ciechi.
Nessuno si accorge di noi, eppure ci siamo.
Sotto questo velo piangiamo.
Sotto questo velo soffriamo.
Sotto questo velo abbiamo paura.
Sotto questo velo speriamo.
Sotto questo velo sogniamo.
Sotto questo velo abbiamo le ali.
Quelle non potranno tagliarle.
Un giorno urleremo, tutte, nello stesso istante.
E allora guarderemo il sole e tutte insieme spiccheremo il volo.

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Messaggio Da Alux il Mer 16 Giu 2010, 20:29

ci tengo a precisare una cosa IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 516693 quando ho scritto questa poesia (una decina d'anni fa) Enrico Ruggeri e il suo "ogni donna ha un paio d'ali" non esistevano ancora IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 516693 quando ho sentito quella canzone ho avuto voglia di cambiare la parte finale IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 516693
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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 20:32

Tenera Alux IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 34792
sono dei versi delicati e sinceri che ti rispecchiano perfettamente IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 10316 IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 51731

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Messaggio Da Alux il Mer 16 Giu 2010, 20:35

grazie Seu IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 51731 questa poesia m'è nata di getto tra i banchi di scuola, dopo un dibattito sul Burqa e sulla condizione femminile in Afghanistan...
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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 20:37

alux è bellissima la tua poesia,complimenti!!!!! IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 365566

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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 20:40

Alux complimenti bacio

P.S.Non preoccuparti di Ruggeri, avevo rimosso fatica occhioni

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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 20:47

@alux ha scritto:grazie Seu IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 51731 questa poesia m'è nata di getto tra i banchi di scuola, dopo un dibattito sul Burqa e sulla condizione femminile in Afghanistan...

Caspita Alux,un tema veramente importante,sei una persona sensibile IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 440701 ed è bello questo IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 459537

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Messaggio Da Alux il Mer 16 Giu 2010, 20:49

grazie anny e lily IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 10316
grazie seu,ho scelto questo titolo perchè si capisse il tema della poesia IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 440701
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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 20:50

IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 459537 complimenti Alux

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Messaggio Da Alux il Mer 16 Giu 2010, 23:36

grazie anche a te anna IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 10316
Alux
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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Giu 2010, 23:46

virginia woolf mi piace tantissimo..ha uno stile molto simile a quello di Joyce.La mia prof d'inglese al liceo mi fece innamorare totalmente della letteratura inglese...meno male che esistono ancora i professori che amano fare il loro mestiere e lo sanno trasmettere agli studenti.
Aspetto domani,..é la giornata dei miei scrittori preferiti IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 905948 IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 540435

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Messaggio Da Zoe il Gio 17 Giu 2010, 00:14

Complimenti Lucy! Sono curiosa di leggere il terzo capitolo.
Edito (grazie ad Alux per la segnalazione ok ): ho letto anche il terzo capitolo. Bravissima Lucy bravo

Brava Alux: che bella la tua poesia! (se tu non l'avessi scritto, non avrei pensato a Ruggeri risata )


Ultima modifica di Zoe il Gio 17 Giu 2010, 00:22, modificato 1 volta
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Messaggio Da Alux il Gio 17 Giu 2010, 00:15

il terzo capitolo della sceneggiatura di Lucy c'è, è nella pagina precedente IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 500248

Grazie Zoe IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 10316 ora che so che non ricorda Ruggeri mi sento più tranquilla IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 516693
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Messaggio Da Ospite il Gio 17 Giu 2010, 00:16

Come siete tutti bravi IL FESTIVAL DELLA SCRITTURA [10 GIUGNO-18 GIUGNO 2010] - Pagina 3 459537

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