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Multisala "1000 voci"

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Messaggio Da Alux il Sab 19 Mar 2011, 12:46

@Delilah ha scritto:Fujiama in rosso - sesto di otto episodi del film Sogni di Akira Kurosawa del 1990 - Esplosione della centrale nucleare

triste triste
sai che era venuto in mente anche a me questo episodio del film? triste
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Messaggio Da Therese il Gio 31 Mar 2011, 20:25

Mi è capitato di rivedere questo film, il Sole a Mezzanotte...è davvero bellissimo, trama avvincente, bravi attori e balletti straordinari....se non lo avete visto, ve lo consiglio caldamente Multisala "1000 voci" - Pagina 20 500248

Qui Mikhail Baryshnikov danza sulle note di "Fastidious Horses" di Vladimir Vysotsky.
Tratto dal film "Il sole a mezzanotte" (White Nights - USA 1985) di Taylor Hackford con Mikhail Baryshnikov, Isabella Rossellini, Gregory Hines, Helen Mirren.

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Messaggio Da Delilah il Dom 10 Apr 2011, 00:29

Video per festeggiare i 25 anni della Pixar (e chi ha figli come me se li è visti sicuramente tutti Multisala "1000 voci" - Pagina 20 551280 )

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Messaggio Da DarkLullaby il Dom 10 Apr 2011, 01:19

@Therese ha scritto:Mi è capitato di rivedere questo film, il Sole a Mezzanotte...è davvero bellissimo, trama avvincente, bravi attori e balletti straordinari....se non lo avete visto, ve lo consiglio caldamente Multisala "1000 voci" - Pagina 20 500248

Qui Mikhail Baryshnikov danza sulle note di "Fastidious Horses" di Vladimir Vysotsky.
Tratto dal film "Il sole a mezzanotte" (White Nights - USA 1985) di Taylor Hackford con Mikhail Baryshnikov, Isabella Rossellini, Gregory Hines, Helen Mirren.


Therese amò adoro sia Micha che questo film love quanto tempo che non lo rivedo :uhm:

@Delilah scusa i film della Pixar sono fantastici risata risata risata
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Messaggio Da Delilah il Gio 14 Apr 2011, 17:02

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Sean Penn nel nuovo film di Paolo Sorrentino

Look da rockstar per l'attore in "This must be the place" di Paolo Sorrentino, forse a Cannes quest'anno

Il premio Oscar Sean Penn, con folta parrucca nera scapigliata e rossetto vermiglio sulla bocca: sono le prime foto di 'This must be the place', il nuovo film di Paolo Sorrentino, il primo in inglese, di cui e' protagonista. La pellicola, che vede anche la partecipazione di un altro Oscar, Frances McDormand e che potrebbe essere in concorso a Cannes 2011 racconta la storia di Cheyenne, rock star ritirato dalle scene che parte alla ricerca del persecutore di suo padre, un ex criminale nazista.

Paolo Sorrentino ha annunciato di voler dirigere un film ispirato al libro "Cafonal" di Roberto D'Agostino, che si avvicini, nelle intenzioni di rappresentare su pellicola la società italiana, alla "Dolce vita" di Federico Fellini.
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Messaggio Da ziggy il Dom 17 Apr 2011, 22:28

sono andata a vedere 'Habemus papam' , mi è piaciuto moltissimo penso che Moretti si sia superato in questo film.
Sicuramente dividerà come al solito, Moretti in genere o si odia o si ama (e io sicuramente faccio parte di questa seconda categoria sorriso )
Non è un film anticlericale ma un’analisi antropologica sullo 'smarrimento'. L’infallibile che si scopre fallibile, proprio nelle vesti di chi non si può permettere di esserlo.
Narra di un uomo tra gli uomini, fragile come tanti, smarrito come tutti,preso come simbolo della inadeguatezza contemporanea.

Riporto una recensione trovata nel web con cui mi trovo perfettamente daccordo e che non avrei saputo esprimere meglio:

«Habemus Papam» va al di là della rappresentazione di una religione e di una chiesa (che «da un po' di tempo fatica a capire le cose») come una prigione, eterna (e a volte inconsapevole) clausura verso «l'altro», per mettere in scena la recita del mondo, là dove solo il teatro, l'illusione (bella la sottotraccia de «Il gabbiano» di Cechov), sembra in grado di svelare la verità. Cardinali che giocano a pallavolo, messe deserte, un pontefice che voleva fare l'attore: in un mondo in cui nessuno ha più consapevolezza del suo ruolo, in cui nessuno esce di scena, si dimette o si fa da parte (anche quando dovrebbe), il coraggio di non sentirsi all'altezza del Papa di Moretti suona come un atto rivoluzionario: quello di un cinema che non cerca consolazione né tantomeno assoluzione.

Andatelo a vedere, poi mi dite.. sereno ciao
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Messaggio Da mafalda il Dom 17 Apr 2011, 23:05

Grazie per la tua recensione , è un film che mi incuriosisce molto.
Mi fa piacere che lo consigli, sicuramente andrò a vederlo, non so quando, ma ci andrò sereno
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Messaggio Da Alux il Dom 17 Apr 2011, 23:53

Grazie ziggy. Io non vedo l'ora di vederlo, mi piace in generale Moretti e questo film mi ispira particolarmente.
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Messaggio Da duful il Lun 18 Apr 2011, 00:04

grazie anche da parte mia Ziggy Multisala "1000 voci" - Pagina 20 10316

penso che lo vedrò in settimana, di Moretti non ho mai perso un film Multisala "1000 voci" - Pagina 20 551280
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Messaggio Da Ospite il Lun 18 Apr 2011, 09:03

Moretti, lettera aperta sull'Avvenire
"Non andiamo a vedere il suo film"





Il quotidiano dei vescovi ospita
l'intervento del vaticanista Salvatore Izzo, che invita al boicottaggio
della pellicola: "Si fa conto su di noi per recuperar un cospicuo
investimento, noi il Papa ce lo abbiamo per davvero". Finora le critiche
erano state decisamente più garbate e meno bellicose di CLAUDIA MORGOGLIONE


ROMA - Un film centrato sull'elezione infinita di un
Papa in fuga, sulla messa in scena di un lungo e tormentato Conclave, su
un singolare connubio tra la Chiesa e la psicoanalisi, non poteva non
suscitare reazioni forti. Anche se Habemus Papam 1,
la commedia di Nanni Moretti sbarcata da due giorni nelle nostre sale,
finora aveva suscitato, nei critici cattolici, critiche più benevole che
astiose. Anche perché, va detto, la pellicola racconta il pontefice
neoeletto, così come i cardinali, con affetto, partecipazione umana; e
senza mai mettere in dubbio l'onestà e la forza della loro fede. Ma
adesso arriva la presa di posizione, decisamente più bellicosa, del
vaticanista (nonché firma dell'agenzia Agi) Salvatore Izzo. Che in una
lettera ripresa da vari blog, e pubblicata oggi dall'Avvenire,
invita senza mezzi termini al boicottaggio: "Bocciamo la pellicola al
botteghino - scrive il giornalista - saremo noi a decretare il successo
di questo triste film, se ci lasceremo convincere ad andare a vederlo,
perché il pubblico laico si annoierebbe a morte e infatti diserterà le
sale. E' su di noi che si fa conto per recuperare l'investimento
cospicuo che è stato fatto per ricostruire la Sistina in uno studio".
Replica il regista, ospite in serata di Fabio Fazio a Che tempo che fa. "Sul mio lavoro c'è libertà di opinione, chiunque può dire qualsiasi cosa.Ma io non commento, dopo averlo visto, lo possono boicottare.


Un
linguaggio forte, quello ospitato dalle pagine del quotidiano dei
vescovi. "Alla disinvoltura con la quale i media trattano i temi
religiosi ormai ci siamo abituati - si dice ancora nella lettera di Izzo
- il fatto nuovo di questi gironi è invece come alcuni opinionisti
cattolici trattano il film Habemus Papam... non fidiamoci dei
critici cattolici, anche se preti, che lo assolvono (con una ben curiosa
giustificazione: Moretti poteva essere molto più cattivo)". E dunque,
prosegue la missiva, "se vogliamo respirare l'atmosfera del Conclave
andiamoci direttamente alla Sistina: per i giorni della beatificazione i
Musei Vaticani hanno prolungato l'orario di apertura e dimezzato il
costo dei biglietti. Perchè dobbiamo finanziare chi offende la nostra
religione?". Conclusione del ragionamento: il Papa "non si tocca: è il
Vicario di Cristo, la Roccia su cui Gesù ha fondato la sua Chiesa. Del
film non abbiamo bisogno, noi il Papa ce lo abbiamo per davvero".

Tra
le reazioni negative già espresse dal mondo cattolico su Habemus Papam,
va segnalata quella di monsignor Roberto Busti, responsabile delle sale
parrocchiali, che ha definito il film "una ruffianata". Radio Vaticana,
invece, ha promosso il film: "Nessuna ironia, nessun macchiettismo.
Tutto molto umano".

In attesa di vedere se ci saranno ulteriori
reazioni, c'è da dire che la pellicola - distribuita dalla 01 di Rai
Cinema in 500 sale - venerdì 15, al suo debutto nei cinema, ha incassato
circa 250 mila euro. Primo incasso della giornata.

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/04/17/news/habemus_boicottaggio-15051245/?ref=HREC2-4

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Messaggio Da duful il Mar 19 Apr 2011, 01:13

http://www3.lastampa.it/cinematv/sezioni/news/articolo/lstp/398360/

Questo Moretti non parla
di Vaticano ma di solitudine



«Non è un film sul Vaticano» ha detto Nanni Moretti presentando Habemus Papam, e ha aggiunto: «E’ un film sulla difficoltà di essere all’altezza delle aspettative degli altri». Che non sia un film sul Vaticano è abbastanza chiaro, nonostante sia ambientato nella Cappella Sistina e nelle stanze del palazzo papale: basta osservare come lo sguardo di Moretti è sì rivolto ai cardinali e al loro modo di essere e di vivere, ma più per costruirci una commedia di costume che per analizzarne criticamente la natura.

Che sia invece un film sulla difficoltà di essere all’altezza di ciò che gli altri si aspettano da noi, c’è qualche dubbio. Nel senso che, se lo si segue nelle sequenze migliori e più intense, cioè in quelle in cui è presente Michel Piccoli nel ruolo del papa appena eletto, il contenuto di fondo appare essere la solitudine e la vecchiaia. Come se il protagonista - lo sconosciuto cardinale Melville divenuto pontefice dopo non poche fumate nere - rappresentasse emblematicamente la crisi esistenziale che può colpire chi è solo e chi è vecchio.

Si osservi come si muove, solitario, per le vie e i locali di Roma dopo che è riuscito a fuggire dal Vaticano: come guarda la realtà che lo circonda, come si intrattiene con le persone che incontra. E’ una presenza che ci tocca nel profondo, che ci pone non poche domande sulla vita del singolo e della collettività. E’ un momento di grave crisi che Moretti riesce a presentarci attraverso uno sguardo cinematografico di rara intensità drammatica, grazie anche alla recitazione sublime di Piccoli.

Da quest’ottica narrativa e rappresentativa, inframmezzata da una serie di sequenze di diversa natura, ambientate nelle stanze del Vaticano, la realtà appare complessa, di non facile soluzione. E non tanto per il fallimento dell’azione dello psicanalista, costretto a rimanere con i cardinali, dal momento che il nuovo papa è scomparso, quanto piuttosto per la difficoltà a risolvere il problema di fondo che il film presenta. Che è il sentirsi soli e chiusi in un mondo astratto. Se si tralasciano le scene comiche e divertenti, ma un po’ scontate e ripetitive, è il dramma a essere il filo conduttore del racconto.

Un racconto che inizia con la straordinaria sequenza del conclave e dell’elezione del papa e si conclude col suo breve discorso finale, in cui annuncia il «gran rifiuto». Ma in mezzo ci sta la contrapposizione fra la vacuità della vita dei cardinali e quella che possiamo definire l’«intensità indiretta» con cui il nuovo papa va alla ricerca di una ragion d’essere, in mezzo alla gente comune che vive la vita di tutti i giorni senza porsi domande. Ed è una contrapposizione che dà al film un significato ulteriore e ne fa un dramma esistenziale di rara efficacia.

«Habemus Papam» di Nanni Moretti
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Messaggio Da Ospite il Mar 19 Apr 2011, 19:07

ROMA, 19 APR - Arriva oggi la lista dei corti della
64/ma edizione Festival de Cannes (11-22 maggio) e composta
quest'anno da nove film di nove paesi differenti (l'Italia e'
esclusa).


Questa la lista:

Ma Dahci, GHOST Corea Sud; Wannes
Destoop, BADPAKJE 46,Belgio; Vladimir Durán, SOY TAN FELIZ,
Argentina; Nash Edgerton BEAR, Australia; Lisa Marie Gamlem,
KJTTSÅR, Norvegia; Sam Holst MEATHEAD, Nuova Zelanda; Nicolas
Roy CE N'EST RIEN,Canada; Megumi Tazaki PATERNAL WOMB, Giappone;
Maryna Vroda, CROSS Francia.


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2011/04/19/visualizza_new.html_899755882.html

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Messaggio Da duful il Dom 24 Apr 2011, 22:51

Ieri ho visto Habemus Papam di Moretti. Concordo in toto con la recensione fatta più su da Ziggy, non potrei trovare parole migliori: "Non è un film anticlericale ma un’analisi antropologica sullo 'smarrimento'. L’infallibile che si scopre fallibile, proprio nelle vesti di chi non si può permettere di esserlo.
Narra di un uomo tra gli uomini, fragile come tanti, smarrito come tutti,preso come simbolo della inadeguatezza contemporanea."


Aggiungo soltanto che la scelta di Michel Piccoli è stata perfetta, la sua recitazione rende in pieno l'idea di quello "smarrimento, inadeguatezza", davvero sublime. E' in gran parte merito suo se Moretti riesce a sviluppare l'idea originale di farci vedere un papa come un uomo qualunque alle prese con le sue fragilità.

Anch'io consiglio la visione del film a tutti Multisala "1000 voci" - Pagina 20 551280
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Messaggio Da duful il Ven 06 Mag 2011, 00:46

http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/400877/
Venezia, per Al Pacino
il premio alla carriera



VENEZIA
E' Al Pacino il vincitore del premio «Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2011» della 68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, dedicato a una personalità che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo. Il premio, che celebra Al Pacino e la sua carriera come regista, negli anni precedenti è stato assegnato tra gli altri a Takeshi Kitano, Abbas Kiarostami, Agnès Varda, Sylvester Stallone e Mani Ratnam.

La consegna avrà luogo domenica 4 settembre. «Al Pacino è un regista sorprendente, la cui esperienza preziosa e originale arricchisce il panorama del cinema contemporaneo» dice il direttore della mostra Marco Mueller. Dopo la consegna del premio sarà presentato in prima mondiale il terzo lungometraggio da regista di Al Pacino, Wilde Salome, definito da lui stesso il suo «progetto in assoluto più personale».

E' un documentario contemporaneo che invita il pubblico a entrare nel mondo privato di Pacino, mentre indaga le complessità di Salomè - la celebre opera di Oscar Wilde - la personalità di Wilde e la nascita di una nuova stella, Jessica Chastain. «In nessun altro luogo che non sia Venezia vorrei presentare Wilde Salome, proprio per la sua ricca storia artistica. Wilde Salome è un'esplorazione nel mondo di Oscar Wilde artista e nell'opera Salomè, l'emancipazione di un lavoro che continua a vivere», dice Al Pacino. Il film sarà distribuito il prossimo autunno ed è interpretato da Al Pacino (Erode), Jessica Chastain (Salomé) e Kevin Anderson (Giovanni Battista).

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Messaggio Da duful il Lun 09 Mag 2011, 01:28

http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/a-marco-bellocchio-il-leone-doro-alla-carriera/402761?ref=HREC2-5
A Marco Bellocchio il Leone d'oro alla carriera


di Rita Celi
La Mostra di Venezia celebra quest'anno una delle personalità pià influenti del cinema italiano, Marco Bellocchio. Al regista di I pugni in tasca è stato attribuito il Leone d'oro alla carriera della 68esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia che si svolgerà dal 31 agosto al 10 settembre 2011. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, su proposta del direttore della Mostra, Marco Müller.
"Seguire il cinema di Marco Bellocchio - scrive Müller nella motivazione - ti porta, in ogni suo nuovo film, sempre verso altre destinazioni da quelle che ci sembrava di aver raggiunto e scoperto. Camminatore instancabile, traghettatore di idee, esploratore del confine instabile tra se stesso, il cinema e la storia, ha utilizzato come mappa, per orientarsi, il mondo che comincia oltre i confini della realtà visibile (e nell'inconscio). E ha così trovato i modi di espressione più vitali e 'giusti' per raccontare l'urgenza di saperi, individuali e collettivi, indeboliti, o svaniti".
Marco Bellocchio è stato più volte protagonista alla Mostra di Venezia, dove ha presentato il suo secondo lungometraggio La Cina è vicina (1967), che ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria. Successivamente, nel 1975, ha presentato Matti da slegare in Proposte di nuovi film, quindi, nel 1980, il mediometraggio Vacanze in Valtrebbia in Officina Veneziana e, nel 1982, Gli occhi, la bocca in Concorso. Due le partecipazioni negli anni 90, con il cortometraggio Il sogno della farfalla (1992) e il mediometraggio La religione e la storia (1998). Nel 1997 è stato presidente della giuria di Corto Cortissimo, e nel 1999 ha fatto parte della giuria del concorso, presieduta da Emir Kusturica. Nell'ultimo decennio ha presentato nel 2002 il mediometraggio dedicato a Verdi Addio del passato (Nuovi Territori), nel 2003 in Concorso Buongiorno, notte, che ha ricevuto un premio speciale, e nel 2010, Fuori Concorso, Sorelle mai.
In occasione della consegna del Leone d'oro sarà presentata la nuova versione di Nel nome del padre (1971). Non si tratta di un restauro ma di una nuova opera inedita e "attuale", realizzata dal regista a partire dai materiali del film stesso. Un singolare Director's Cut che, per la prima volta, invece di durare più a lungo rispetto all'originale, risulta più corto: 90 minuti per questa nuova versione contro i 105 del film uscito in sala nel 1971. "Non è stata un'idea fissa, niente di persecutorio, eppure in questi quaranta anni mi è tornata in mente, a intervalli vari, anche lunghissimi, l'idea, la convinzione che Nel nome del padre non avesse ancora trovato la sua forma definitiva", spiega il regista.
A riprova della sua affermazione Bellocchio cita il fatto che "dopo la prima proiezione pubblica, al Festival di New York nel 1971, Nel nome del padre è tornato in moviola altre tre volte, quattro con quest'ultima revisione. Per una necessità, che in passato non vedevo, per paura di essere politicamente ambiguo o soltanto per un difetto di visione di insieme, di liberare le immagini, nel senso di alleggerirle di quella pesantezza ideologica che le schiacciava, le soffocava".
"Immaginare liberamente era allora inconcepibile - sottolinea ancora il regista - per cui tante immagini piene di parole che giudicavano, spiegavano, ripetevano le spiegazioni, citavano, sono cadute. Molta cultura, figlia di quegli anni, magari irrisa, in quest'ultima versione è stata almeno contenuta a favore della storia, dei personaggi, degli affetti più semplici e diretti. Ho tagliato, accorciato, non ho aggiunto nulla".
"Le 'invenzioni' politiche nel film non mancano, assolutamente legittime, basti pensare alla lotta di classe tra servi e preti, del tutto inesistente nella mia esperienza di collegiale, ma forse manca -confessa Bellocchio - quella passione, esaltazione, fede, cecità che aveva posseduto sinceramente Eisenstein quando faceva i suoi film di propaganda, che però erano e sono dei capolavori".
"Evidentemente ancora in quegli anni mi sentivo in obbligo di non tradire una sinistra rivoluzionaria in cui avevo brevemente militato. Liberare le immagini è stato - spiega il regista - privilegiare sempre quanto di lieve, di caldo, di paradossale, di surreale, di crudele anche, senz'essere gratuitamente sadico, di sarcastico, di irridente l'ipocrisia delle istituzioni".
"Beninteso il film, per quei pochi che si ricorderanno della prima versione italiana, che è poi la seconda versione, non è cambiato nei contenuti o nei significati, non è stato addolcito in alcun modo, non è meno violento, si può dire soltanto che in questa versione definitiva Nel nome del padre fa pensare un po' meno a Brecht e un po' di più a Vigo", conclude Bellocchio.
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Messaggio Da Zoe il Lun 09 Mag 2011, 20:56

Ho visto di recente il film Il primo incarico di Giorgia Cecere con Isabella Ragonese: non mi ha convinto del tutto, a tratti è davvero esile, ma nel complesso l'ho trovato un'opera interessante. Brava la Ragonese e bello il ritratto femminile delineato nel film.


Qui una recensione http://www.close-up.it/spip.php?article6158

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Messaggio Da duful il Gio 12 Mag 2011, 01:15

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/05/11/news/cannes_inizio-16095090/?ref=HREC2-13
Sulla Croisette la Parigi di Woody Allen
"E' l'incarnazione dei sogni, ma attenti..."



Il regista taglia il nastro del Festival col suo"Midnight in Paris" e sfila in passerella con le sue star. Assente annunciata Carla Bruni. Sul film con Benigni: "Si chiamerà Bob Decameron e si ispirerà a Boccaccio". Ma l'altro protagonista della giornata è Bertolucci, premiato con la Palma alla carriera: "La dedico agli italiani che sanno ancora indignarsi"


CANNES - E' il gran giorno di Woody Allen e del nostro Bernardo Bertolucci: il Festival del cinema più prestigioso del mondo si apre all'insegna di questi due grandi registi. Il primo inaugura la manifestazione - tra gli applausi della platea dei critici - col suo Midnight in Paris: commedia fantastica sui viaggi nel tempo nella Ville Lumiére dell'epoca d'oro, compiuti da uno scrittore interpretato da Owen Wilson (insieme a Rachel McAdams, Adrien Brody, Lea Seydoux e Marion Cotillard). "Parigi è l'incarnazione dei sogni": così l'autore newyorkese spiega il senso della sua opera. Il cineasta italiano, invece, riceve il premio alla carriera, nel corso della cerimonia ufficiale che dà il via alla kermesse.

LE IMMAGINI: WOODY E CO. IN PASSERELLA 1 - LA MADRINA 2 - SPECIALE TROVACINEMA 3

Il film di Allen. A mezzanotte a Parigi può accadere di tutto, imbattersi in Francis Scott Fitzgerald, in Dalì, in Picasso, in Hemingway, in Bunuel, in Man Ray, far leggere il proprio romanzo a Gertrude Stein e magari la notte dopo parlare con Toulouse Lautrec che disegna le sue figurine seduto con Degas e Gauguin mentre davanti sgambettano il can can le bellezze del Maxim. "Sono partito dal titolo, romantico di per sé, Midnight in Paris, non sapevo neppure io bene dove andare, poi mi sono fatto trasportare e quel midnight, mezzanotte, è diventato il cuore del film, cosa accade a quell'ora al protagonista". Poi la risposta a una possibile obiezione alla pellicola: "Troppi clichè sulla Parigi da cartolina? Quella città è nel mio cuore da sempre, sin dal '65 quando ci sono stato per la prima volta. Quello che si vede nel film non so se è clichè, certamente è una visione soggettiva, non realistica, sono le mie emozioni per quella città che adoro, specie quando è sotto la pioggia". Poi il tormentone Carlà, presente per soli due minuti sullo schermo e assente qui sulla Croisette "per motivi personali" (gravidanza?): "E' carismatica, piena di grazia, amorevole, perfetta nel piccolo ruolo che ha svolto benissimo, nessuna diplomazia politica né avvocati si sono messi di mezzo e lei era ben felice di fare il suo lavoro davanti la telecamera", ripete per la millesima volta il regista. Infine, la morale della storia "Guardi al passato, pensando che sarebbe stato meglio invece magari non c'era neppure l'aspirina".

La prossima fatica italiana. Woody d'estate comincia a girare un film a Roma, con Roberto Benigni protagonista. "Si chiamerà Bob Decameron - spiega in un'intervista al Tg1 - e sarà una mia personale e libera reinterprezione di Boccaccio. Verrò a Roma per prepararlo il 18 giugno e a luglio si batterà il primo ciak". E Benigni ci sarà? "Si, sono contento di incontrarmi dentro una pellicola con lui - ha aggiunto Allen - se devo pensare al cinema italiano di oggi il primo nome che mi viene in mente è quello di Roberto. Sono felice per il suo sì".

Bertolucci premiato.
Il grande regista italiano, che proprio quest'anno ha festeggiato i suoi settant'anni, riceve nel corso della cerimonia di inaugurazione la Palma d'onore alla carriera. E commentando questo riconoscimento, non smentisce la sua fama combattiva: "Lo dedico all'Italia, agli italiani, a quegli italiani che sanno ancora resistere, criticare, indignarsi per lo stato di tremenda anestesia in cui versa il nostro paese, addormentato quotidianamente dalle tv. Lo dedico a tutti coloro che ancora non hanno ceduto a questa anestesia". E non manca una frecciata ironica al Festival:"Me la danno perché non mi hanno mai premiato".

Altre star sul red carpet. Oltre al cast di Allen, prima della cerimomonia di apertura - con la bella e giovane Melanie Laurent nel ruolo di madrina, e Robert De Niro presidente di giuria - riflettori puntati su Antonio Banderas e Salma Haywk, voci del cartoon Dreamworks Il gatto con gli stivali, spin off della saga Shrek. E come suo solito, non passa inosservata nemmeno Lady Gaga, che sbarca sulla Croisette per un concerto.
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Messaggio Da duful il Ven 13 Mag 2011, 20:57

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/05/13/news/moretti_cannes-16179986/?ref=HREC2-8
Piace al Festival il Papa di Moretti
"Ma non mi sono ispirato a Ratzinger"



La pellicola, prima delle due italiane in concorso, accolta con risate e applausi. Folla di cronisti stranieri in conferenza stampa. Il regista Palma d'oro nega riferimenti a Benedetto XVI e a Wojtyla, poi dice: "I partiti di oggi recepiscono molto le ingerenze vaticane"


CANNES - Parte col piede giusto, il cinema italiano a Cannes. Questa mattina, alla proiezione della prima delle due pellicole di casa nostra in concorso - Habemus Papam di Nanni Moretti - il pubblico di critici ha reagito positivamente: molte risate durante la proiezione, e anche applausi al termine. Il regista, del resto, è uno storico beniamino, sulla Croisette: ci è venuto per la prima volta con Ecce bombo, ha trionfato vincendo la Palma d'oro con La Stanza del figlio nel 2001. E adesso, tocca alla sua commedia amara su un Pontefice riluttante. Interpretato da un grande attore che al Festival gioca in casa: Michel Piccoli.
Nell'affollata conferenza stampa, però, molte delle curiosità dei cronisti internazionali sono politiche, oltre che cinematografiche. Visto che il film guarda molto da vicino nel cuore del potere della Santa Sede. E lui, rispetto a quanto dichiarato negli incontri coi cronisti italiani, qui appare meno diplomatico: "Trent'anni fa, i partiti politici italiani recepivano le ingerenze del Vaticano nella politica italiana con minore agitazione di oggi - grazie a Dio sono un ateo, non credente ma senza esagerazione: quello che mi interessava era far incontrare due mondi che non si incontrano mai". Poi la precisazione: "Il personaggio che interpreta Piccoli non si ispira neanche lontanamente al Papa, tantomeno a Karol Wojtyla: ho voluto raccontare il mio Vaticano con il mio Papa". E fine mattinata, Moretti "benedice" con il segno della croce l'attore francese, usando la mano sinistra.
E lui, il protagonista? Sostiene di star pensando all'addio ai set: "Ora basta, finire la mia carriera con Nanni Moretti sarebbe perfetto". E sull'urlo che il suo personaggio papale fa sentire sullo schermo, Piccoli lo commenta così: "E' un grido che vuol dire tante cose, ma soprattutto: non posso, non ce la faccio. Una cosa che capita a tutti noi quando ci troviamo di fronte ad un impegno importante che ci chiede tutta la nostra responsabilità. Un grido che comunque ho dovuto ripetere venti volte per trovare quello giusto. E che poi mi è stato anche richiesto di fare in una trattoria dove ero andato a mangiare"...". Infine, la chiosa di Moretti su Michel: "Senza di lui il film sarebbe stato più triste".
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Messaggio Da Zoe il Gio 19 Mag 2011, 13:58

http://www.film.it/film/interviste/cannes-almodovar-e-banderas-presentano-la-piel-que-habito

CANNES: ESPERIMENTI GENETICI PER PEDRO ALMODOVAR
Pierpaolo Festa, nostro inviato al Festival di Cannes
Il regista presenta in Concorso “La Piel Que Habito”, thriller che sfocia nell’horror psicologico, interpretato da Antonio Banderas

Si tratta di un’esplorazione nel tormento e nelle possibilità create da un chirurgo plastico la cui mente è folle e pericolosa, eppure in “La Piel Que Habito” non mancano momenti alla Almodovar, in cui la platea di Cannes viene giù a suon di risate. Lanciato come horror dell’anima, la pellicola percorre comunque tematiche care al regista spagnolo, che abbiamo incontrato a Cannes 64.

“Durante la mia carriera da regista ci sono state fasi in cui ho sperimentato commedia e melodramma. Adesso sono passato al thriller, perché è un genere che ti permette tante possibilità e di esplorare, a sua volta, tanti altri generi. Io, infatti, non sono in grado di fare un thriller di genere, come si faceva negli anni Quaranta e Cinquanta: l’idea iniziale era quella di fare una cosa alla Fritz Lang, avevo addirittura pensato a una pellicola muta e in bianco e nero. Poi ho capito che volevo comunque fare un film alla mia maniera, un film di Almodovar”.

Nel film Antonio Banderas è un chirurgo estetico che intende creare nuovi tessuti di pelle: scopriamo che quello che sta preparando è uno degli esperimenti più bizzarri, pericolosi e illegali che un medico abbia mai condotto: “Ma ancora una volta metto in scena la vita di una famiglia – continua il regista – a differenza del libro ‘Tarantula’ da cui sono partito per fare il film, qui il personaggio di Banderas fa parte di una famiglia che viene dal Brasile. Volevo una famiglia feroce all’esterno della cultura cristiana spagnola nella quale sono cresciuto io. Ad un certo punto la madre di Banderas, interpretata da Marisa Paredes, afferma: di avere la follia nei suoi lombi, per sottolineare come i suoi figli siano totalmente psicopatici”.

E il regista parla anche del tema degli esperimenti genetici odierni: “In ‘La Piel Que Habito’ c’è un chiaro riferimento a Frankenstein, così come alla mitologia dei Titani o a Prometeo. Ma non è una pellicola di fantascienza, tratta argomenti attuali, come la genetica ed esperimenti che vengono condotti in Spagna mentre stiamo parlando. A Granada, ad esempio, creano pelle artificiale. L’unica cosa che ho fatto per entrare nel thriller è stata trovare un personaggio oscuro”. A interpretare quel personaggio c’è Antonio Banderas, tornato a lavorare con Almodovar dopo più di due decadi: “Questo film è una bellissima lezione sulla creazione – afferma l’attore – Sono fiero di fare parte dell’universo di Almodovar, lavorare con lui vuol dire tornare alle mie radici, tornare a casa”.



“La piel que habito” sarà distribuito nei cinema italiani dalla Warner Bros: cliccate QUI per vedere il trailer.

Vi ricordiamo che Film.it è in prima linea a Cannes per raccontarvi il grande evento sulla Croisette: vi invitiamo dunque nel nostro speciale sul Festival.
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Messaggio Da Zoe il Lun 23 Mag 2011, 09:18

http://trovacinema.repubblica.it/festival-e-premi/cannes/dettaglio/palma-doro-il-trionfo-annunciato-di-terrence-malick/403544?speciale=cannes2011
Palma d'oro, il trionfo annunciato di Terrence Malick

Delusione per gli italiani che se ne vanno a mani vuote. Il regista di "The tree of life" assente, ritira il premio il produttore. Gran premio della giuria ex aequo a Dardenne e Ceylan, per la regia vince il danese Refn. Migliori attori Kirsten Dunst e Jean Dujardin
di Pino Dangola

Alla fine, tutto secondo le previsioni della vigilia: la Palma d'oro del 64esimo Festival di Cannes è andata al regista statunitense Terrence Malick, che ha trionfato con il film The tree of life. Accolto da applausi e da fischi del pubblico, criticato ferocemente da una parte della stampa ed elogiato dall'altra, il film è stato premiato dalla giuria presieduta da Robert De Niro. Il premio non è stato ritirato da Malick, ma dal produttore Bill Pohlad; d'altra parte già si conosceva il carattere del regista americano, che non sopporta le interviste e non partecipa mai alle cerimonie. Quattro anni fa tenne una conferenza alla Festa del Cinema di Roma con Mario Sesti e Antonio Monda, ma fu un'eccezione; pretese comunque che non gli fossero poste domande da parte del pubblico.
Il premio per la regia è andato al regista danese Nicolas Winding Refn con il film Drive. Quello per la migliore attrice è andato alla bravissima attrice americana Kirsten Dunst protagonista di Melancholia di Lars von Trier, dichiarato "non gradito" e quindi espulso dal festival dopo le contestate esternazioni su Hitler.

Il premio per il miglior attore se l'è aggiudicato Jean Dujardin, interprete del film muto e in bianco e nero The Artist di Michel Hazanavicius, che già ieri aveva ricevuto un altro premio, quello per la miglior interpretazione del cane Uggy.

Il Gran Premio della Giuria è andato ex aequo ai fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne per Il ragazzo con la bicicletta e al regista turco Ceylan per Bir Zamanlar Anadolu'da (Once upon a time in Anatolia).
Rimane molta amarezza per l'Italia che esce ancora una volta a bocca asciutta. Fino a qualche ora dalla cerimonia di premiazione sembrava ci fosse la possibilità di una Palma a Michel Piccoli per la sua interpretazione in Habemus Papam di Nanni Moretti o a Sean Penn, protagonista di This must be the place di Paolo Sorrentino. Ma i giurati hanno deciso in modo diverso, anche se i verdetti sembra siano stati molto tribolati.
Il premio della Giuria è andato a Polisse della francese Maiwenn Le Besco (che ha nel cast anche Riccardo Scamarcio).
La Palma d'oro - Short Film è andata a "Cross" della regista ucraina Maryna Vroda.
Miglior sceneggiatore, l'israeliano Cedar per il film Hearat Shulayim (Footnote). La Camera d'oro per la migliore opera prima è stata assegnata a "Las Acacia" di Pablo Giorgelli; il Premio della giuria cortometraggi a "Badpakje 46" del belga Wannes Destoop.
(22-05-2011)
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Messaggio Da Zoe il Lun 23 Mag 2011, 09:29

Nel weekend ho visto il film dei fratelli Dardenne, Il ragazzo con la bicicletta, film molto duro e realistico, mi ha commosso, anche se non ho apprezzato troppo alcune scelte, soprattutto alla fine.
Spoiler:
non ho apprezzato il finale del film perché, se anche in precedenza alcune situazioni vengono lasciate in sospeso e alcune scelte dei protagonisti non vengono motivate, soprattutto alla fine il film acquista una valenza (almeno in parte) positiva e sembra quasi che tutto si possa risolvere più o meno facilmente… capisco la tentazione del lieto fine o per lo meno la volontà di aprirsi alla speranza, ma mi sembra un po' in contraddizione con il realismo e la crudezza di altre parti del film nonso


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Messaggio Da Zoe il Gio 26 Mag 2011, 11:51

Qualcuno l'ha visto?


io sono uscita dal cinema incantata: è vero, la trama è piuttosto esile e non è l'elemento predominante del film, e a tratti l'aspetto didascalico appesantisce un po', ma si tratta un'esperienza estetica ed emotiva, per me, bellissima… una volta finito mi è venuta voglia di rivederlo love love
splendide le scene con i bimbi piccoli, le inquadrature, la fotografia amò

… il resto della sala invece, dopo aver sbuffato per tutto il tempo, se ne uscito con commenti a dir poco negativi :dentoni:

e visto che i giudizi sul film sono piuttosto contrastanti, ecco una carrellata di recensioni
http://www.cineblog.it/post/28524/the-tree-of-life-le-recensioni-della-carta-stampata
io concordo con quella di Alberto Crespi sereno http://www.unita.it/culture/il-cinema-puro-di-malick-br-cannes-ospita-il-suo-mistero-1.293694
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Messaggio Da duful il Ven 24 Giu 2011, 16:32

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_24/woody-allen-lezione-centro-sperimentale-ulivi-190940132828.shtml

Professor Woody Allen:
la sua lezione al Centro sperimentale



Il regista agli studenti del Centro Sperimentale: «Non abbiate paura di sbagliate, seguite il vostro istinto»


ROMA - Il cappellino verde cachi se l'è tolto prima di iniziare a parlare. Al centro di una sala quadrata, imbottita di studenti del Centro Sperimentale in religioso silenzio, seduto sul velluto rosso, Woody Allen inizia la sua lezione. Se qualcuno si aspettava che la trasferta romana del regista sarebbe stata all'insegna della ritrosia, si sbagliava. Il regista newyorkese si sta godendo ogni momento, compresa questo fuori programma voluto dai responsabili della scuola a Cinecittà, ospite del laboratorio L'Atto Creativo del professor Daniele Luchetti che fa gli onori di casa. A partire dall'interrogativo più ovvio: come si fa buon film? «Per fare un buon film serve assumere buone attrici e buoni attori e lasciarli liberi di fare, anche di improvvisare». Segue omaggio agli attori italiani con cui a giorni inizierà a girare il suo film dal titolo provvisorio Bop Decameron - attori che, scherza Luchetti «per lei farebbero pure i fermacarte».

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Woody Allen posa di fronte a un ritratto di Anna Magnani
STORIE E PERSONAGGI - Da dove pesca le sue storie, gli chiede Luchetti, interpretando le curiosità degli studenti. «E' stato un caso» si schermisce lui «ognuno nasce con un talento. La mia capacità è raccontare storie, non mi sono mai mancate. Anzi, il mio problema è che penso di morire prima di poterle raccontare tutte...». E' la storia che conta, insiste il regista, e i personaggi che devono essere credibili ma non troppo realistici. «Mi piacciono quelli alla Tenessee Williams, credibili, certo, ma sempre un po' sopra le righe: Sono i personaggi che si portano sulle spalle il film, contano più loro che una costruzione perfetta». A lui, ripete, le storie non mancano. «Il momento difficile - spiega - è quando aspetti l'idea. pensi, pensi.. Ma il momento fondamentale è lo sviluppo dell'idea. Lì ti accorgi se funziona. A volte dopo 20 pagine tutto si arena. A voi ragazzi dico di scrivere tantissimo, anche se vi sembrano schifezze. Guardate tanti film e dimenticate critiche e insegnamenti. Dicevano che i primi piani non andavano bene, poi è arrivato Bergman e ne ha fatti di bellissimi. Capite cosa vi serve, trovatelo e portate avanti le vostre idee. Dopo qualche anno le cose verranno da sole e saprete se avete talento o no».

CRITICI? NO GRAZIE - Lui l'ha capito sa dolo che il talento c'era. «Mai rivisti i mie film, mai letto le critiche, non mi pongo il problema di cosa pensano gli altri. Se no il rischio è lasciarsi influenzare». Neanche dal pubblico. «Parto dal presupposto che il pubblico parta dalla mia stessa intelligenza. ma le se la gente non capisce, pazienza. Bisogna puntare in alto non in basso. Non avrai il seguito di Terminator, ma io ho potuto comunque passare un'intera vita nel cinema e uscirne soddisfatto. Tutti i grandi cineasti amati dal pubblico poi erano molto intelligenti. Penso al Pantheon dei registi, con Fellini, Truffaut, Kurosawa e De Sica». Luchetti gli chiede delle sue celebri battute: le tiene chiuse in un cassetto? Ha un librone ad cui pescare? «Nooo, vengono insieme alla storia, devono essere naturali e realistiche. Non ti puoi innamorare di uan battuta e costruirci intorno un film. Non funziona». I ragazzi si bevono la lezioni, qualcuno prende appunti, qualcuno ruba immagini e voce con i cellulari. Altri, professionali, riprendono il tutto: diventerà materia di studio. Finisce l'ora lezione finita. Luchetti tranquillizza Allen: «Non si preoccupi, ora c'è tanta curiosità intorno a a lei, ma tempo due settimane sarà come il marziano di Flaiano a Roma».
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Messaggio Da Ospite il Dom 26 Giu 2011, 01:21

Miglior commedia 'Nessuno mi può giudicare'
Nastri d'Argento, stravince Nanni Moretti: sei premi per il suo 'Habemus Papam'

Taormina, 25 giu. (Adnkronos/Cinematografo.it) - Stravince Nanni Moretti ai Nastri d'Argento. Con sei premi su sette candidature, 'Habemus Papam' è il film più votato quest'anno dai giornalisti cinematografici
e porta a casa, con il Nastro al regista del miglior film, anche i
premi per soggetto (Moretti con Francesco Piccolo e Federica
Pontremoli), scenografia (Paola Bizzarri), costumi (Lina Nerli Taviani),
fotografia (Alessandro Pesci) e miglior produttore dell'anno (Nanni
Moretti e Domenico Procacci). Tre sono i Nastri per 'Vallanzasca - Gli Angeli del Male' di Michele Placido (attore protagonista, colonna sonora e miglior montaggio) rispettivamente per Kim Rossi Stuart, i Negramaro e Consuelo Catucci.

"Nell'anno della commedia - dice anche a nome del Direttivo Nazionale il
Presidente dei giornalisti cinematografici, Laura Delli Colli - i
Nastri d'Argento vanno in netta controtendenza e premiano, con il cinema
d'autore, soprattutto il "ricambio" del cinema italiano, segnalando la
conferma di una nuova generazione di attori e un esordio sorprendente come quello di Alice Rohrwacher che ha vinto in un'annata particolarmente ricca di opere prime interessanti".



Tra le commedie, la migliore è 'Nessuno mi può giudicare' di
Massimiliano Bruno, prodotto da Federica e Fulvio Lucisano
(quest'ultimo premiato anche con un Nastro alla carriera) e interpretato
da Paola Cortellesi, Raoul Bova, Rocco Papaleo e Anna Foglietta. Il
film è stato selezionato in un ventaglio di ben dodici titoli invece
della tradizionale "cinquina".


Oltre ai tradizionali riconoscimenti, quest'anno una novità: il Premio Antica Fratta-Nastri d'Argento andato ad Anna Foglietta ed Alessandro Siani (Benvenuti
al Sud, Nastro per la migliore sceneggiatura a Massimo Gaudioso),
miglior attrice e miglior attore dell'anno nella commedia, i più
''frizzanti'' sul palco del Teatro Greco.

Emilio Solfrizzi ha invece ricevuto il Nastro per la migliore canzone:
Amami di più, scritta con Francesco Cerasi e Alessio Bonomo per Se sei
così ti dico sì. A Mario Iaquone per '20 Sigarette' e 'Il gioiellino' è
andato il premio per il miglior sonoro in presa diretta. A Valeria Bruni
Tedeschi - protagonista di 'Tutti per uno' di Romain Goupil - va invece
il Nastro d'Argento Europeo 2011 che Bulgari ha realizzato quest'anno
per il SNGCI in un'edizione speciale.


Tornando al cinema italiano, Kim Rossi Stuart è il miglior attore protagonista 2011 (Vallanzasca - Gli Angeli del male) ed anche il Personaggio Persol dell'anno, mentre Alba Rohrwacher ottiene il Nastro d'Argento come miglior attrice protagonista per 'La solitudine dei numeri primi' di Saverio Costanzo, Giuseppe Battiston è
il miglior attore non protagonista ('La Passione' di Carlo Mazzacurati,
'Figli delle stelle' di Lucio Pellegrini, 'Senza arte né parte' di
Giovanni Albanese) e Carolina Crescentini la miglior attrice non protagonista per 'Boris' il film e '20 sigarette'.

Alice Rohrwacher, sorella di Alba, con 'Corpo celeste' presentato con successo al Festival di Cannes, è infine la migliore regista esordiente dell'anno.


I Nastri d'Argento sono stati votati dai giornalisti iscritti al
Sindacato. Assegnati dal Direttivo invece il Nastro d'Argento della 65ma
edizione a Pupi Avati e i premi alla carriera di quest'anno: a Fulvio
Lucisano, alla produttrice Marina Piperno e al regista Emidio Greco.
Guido Lombardo ha già ritirato a Roma, in occasione dell'annuncio
delle ''cinquine'', il Nastro d'Argento alla Titanus per 'L'ultimo
Gattopardo' di Giuseppe Tornatore e '1960' di Gabriele Salvatores ha
vinto come miglior documentario dell'anno. Votati dai giornalisti anche i
Nastri internazionali a 'Il discorso del re' di Tom Hooper (Eagle) e
'Hereafter' di Clint Eastwood (Warner Bros).

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/Nastri-dArgento-stravince-Nanni-Moretti-sei-premi-per-il-suo-Habemus-Papam_312173239535.html

Spoiler:
Emilio Solfrizzi ha invece ricevuto il Nastro per la migliore canzone:
Amami di più, scritta con Francesco Cerasi e Alessio Bonomo.
...questa canzone ha battuto la concorrenza dei brani di Britti, Zalone, Noemi e Gualazzi.
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Messaggio Da Zoe il Lun 27 Giu 2011, 13:18

Vi consiglio questo film, che ho visto di recente


Anche se a tratti è un po' scontato e a volte sembrano esserci un po' troppi luoghi comuni, è una visione piacevole.
Ecco anche una recensione:
http://www.cinezapping.com/2011/06/16/le-donne-del-6°-piano-recensione/

Philippe Le Guay porta il cinema francese in giro per il mondo, ancora una volta a testa alta. La Francia si dimostra nuovamente un Paese in grado di sfornare opere significative, ma con estrema semplicità, senza cercare artifici e storie complesse, tutto viene esposto nella maniera più naturale possibile.
Al contrario di molte altre opere “Le donne del 6° piano” di certo non è dinamica, non prevede scene d’azione, ma dal punto di vista dei dialoghi, rispetto a molti altri film, sicuramente la sceneggiatura è riempita bene, senza troppi silenzi che a lungo andare stancano lo spettatore.
Siamo nella Francia di De Gaulle, negli anni ’60 e dalla Spagna tantissime donne scappano dal terribile regime di Franco e arrivano nella capitale in cerca di lavoro. Jean-Louis Joubert (Fabrice Luchini) è un prestigioso agente di cambio che conduce una vita pressoché monotona, sempre identica, con una moglie, Suzanne (Sandrine Kiberlain) forse ancor più annoiata di lui, che cerca di trovare un rifugio nella scrittura. L’unico avvenimento che sconvolge di poco la vita di Joubert, è la morte della madre, ma a cambiare il suo destino una volta per tutte è l’arrivo di Maria (Natalia Verbeke), la nuova domestica spagnola, arrivata a rimpiazzare la vecchia governante, andata via dopo vent’anni per uno screzio con la padrona.

Suzanne si affeziona presto alla giovane e gentile Maria, senza scavare a fondo nella sua personalità, ma guardandola semplicemente come un accessorio utile per la sua monotona quotidianità. Joubert, invece, rimane affascinato da Maria e da tutto il mondo che le sta dietro: tutte le altre donne spagnole che vivono al sesto piano del palazzo, il sottotetto con le stanze piccole e il bagno guasto che emana un tanfo insopportabile. Donne che non hanno nulla e che sono scappate dalla dittatura, eppure non osano lamentarsi. Il loro arrivo è come un uragano nella vita dell’uomo, che inizia a ripensare a tutto quello che ha compiuto fino a quel momento, per rendersi conto di non aver mai vissuto realmente, di non amare realmente la moglie e di non apprezzare nemmeno il suo lavoro, ogni cosa viene messa in discussione.

“Le donne del 6° piano” è una storia che mette insieme tantissimi argomenti: la condizione delle donne, l’immigrazione, la politica, la vita privata, l’amore e gli affetti che ogni giorno vengono messi in discussione, l’imprevedibile. Al contrario di quanto avvenga nella scala gerarchica, le disprezzate donne spagnole, sguattere e serve della nobiltà parigina, vivono sulle teste dei loro padroni, sulle quale nasce un vero e proprio mondo parallelo, fatto di piccole cose e soprattutto di una fortissima solidarietà, un legame che si stringe condividendo le stesse gioie e gli stessi dolori e che diventa indissolubile. Donne spaventate che non conoscono la lingua del nuovo Paese in cui vivono, disposte a lavorare 14 ore al giorno pur di poter mandare qualche soldo alle famiglie lontane, sperando con ansia di avere loro notizie. Una storia che ai nostri giorni non appare poi così lontana.

Il legame tra Joubert e Maria, ovviamente, si fa sempre più stretto ma non rimane il fulcro della storia, che in realtà si dipana come una commedia corale, in cui le protagoniste sono tutte le donne spagnole, che portano una ventata di allegria e novità nelle case dei ricchi, fedeli alle loro tradizioni, quasi in maniera morbosa. Lo sottolinea il fatto che lo stesso Joubert, incuriosito dall’arrivo delle nuove donne, racconti che da generazioni la sua famiglia viva nello stesso palazzo. Maria, invece, gli apre una finestra su un mondo nuovo, che non aveva mai saputo prendere in considerazione, così Joubert vuole fare qualcosa per sé e per tutte quelle donne, che vivono di canzoni, risparmi messi da parte e le messe della domenica. Anche quest’ultimo elemento viene spesso messo in risalto, in netta contrapposizione con la laicità del popolo francese, che guarda con occhio stranito queste donne spagnole che pensano a Dio.

Nonostante Francia e Spagna siano Paesi così vicini, le abitudini sono totalmente diverse e così anche il modo di essere delle persone. Lo dimostrano anche i colori stessi, che passano dalla grigia Parigi con i palazzoni composti da stanze cupe e finemente arredate, alla Spagna soleggiata e calda, colorata, fatta di verde e casette con persone molto meno sfarzose, ma molto più gioiose.

Ancora una volta il cinema francese si contraddistingue per la leggerezza con cui affronta determinate argomentazioni, regalandoci storie tanto belle quanto semplici, con una delicatezza che si addice davvero a pochi.
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