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Messaggio Da Ospite il Sab 01 Gen 2011, 14:33

Parla Lucia (Rachele), la escort che sostiene di avere avuto rapporti sessuali con Fini

La squillo di Reggio Emila in un'intervista sul sito 4minuti.it racconta la sua vita e parla degli incontri a pagamento con il presidente della Camera

Ecco chi è realmente donna Rachele. La escort di Reggio Emilia che nei giorni scorsi ha sostenuto di avere avuto incontri a pagamento con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Si chiama Lucia Rizzo, ha 34 anni ed è nipote di un gerarca fascista. Oggi lavora per l’agenzia Dive e Star di Milano. Dice di avere raccontato tutto “per una promessa non mantenuta” da Fini: una partecipazione al Grande fratello. Mentre le riviste di gossip le danno la caccia, Dagospia la dipinge come una “racconta bufale”, ilfattoquotidiano.it l’ha rintracciata per sentire la sua versione.

Preferisce essere chiamata Lucia o Rachele?
Mi chiami Rachele.

Rachele perché ha deciso di raccontare questa storia?
Per una questione morale. L’ho fatto per alcune promesse che non sono state mantenute. Nonostante il lavoro che faccio – un mestiere da molti considerato immorale – per me la parola data è sacra. Se una persona prende un impegno, poi deve onorarlo. Nel mio caso non è stato così. Ho pensato di avere subito un dispetto e per questo ho deciso di vuotare il sacco.

Quali sono le promesse non mantenute?
Un ingresso al Grande Fratello.

Quando le è stata fatta la promessa?
Negli incontri successivi al primo, avvenuti nel maggio e nel settembre scorso.

A settembre la rottura tra Fini e Berlusconi era già consolidata.
Di questioni politiche ne capisco veramente poco. Non voglio esprimermi. Io mi limito a raccontare solo le cose che mi riguardano.

Però risulta che in passato lei sia stata una “supporter” politica di Fini.
No. Mi sento molto vicina a lui per le idee che esprime. Sono di destra e ho votato Fini alle ultime elezioni.

Insomma, si interessa di politica o no?
Sì, un pochino. Ma come le ho spiegato prima, non seguo gli eventi politici. Vengo da una famiglia di destra: sono nipote di un gerarca fascista.

Lei sostiene che Gianfranco Fini sia stato un suo cliente, da donna di destra come si definisce lei che sensazioni ha avuto?
Il mio pensiero andava ai soldi: Un “personaggione” del genere avrebbe pagato un sacco di quattrini, pensavo solo a questo.

Lei sostiene che Fini le ha promesso una raccomandazione per il GF.
Sì, stavamo parlando della mia situazione: di quello che faccio per vivere e se mi piacerebbe cambiare vita. E io gli ho espresso il desiderio di poter partecipare al Grande fratello. Lui mi ha risposto che c’era una possibilità.

E dopo questa promessa?
A settembre sono arrivate due convocazioni, una negli studi di Milano e una a Roma. Sinceramente pensavo fossero dovute a delle chiamate dall’alto. Poi invece non ho avuto riscontri di nessun tipo.

Il contatto con la televisione quindi non è avvenuta tramite la sua agenzia.
No, assolutamente. In seguito alle convocazioni al GF ho chiamato l’agenzia, proprio per gestire il “dopo”. Si sa, ti vengono proposte serate, ti invitano ad eventi. E per quanto io sia grande e sappia cavarmela da sola, c’è sempre bisogno di qualcuno che ti segua.

E dopo la delusione la sua video dichiarazione a Libero.
Sì, in cui parlo dei tre incontri, dei 2.000 euro ricevuti per la garanzia del silenzio e delle promesse non mantenute.

Dove sono stati girati i famosi 13 minuti di intervista?
Sono andata dal dottor Belpietro e ho esposto i fatti. Poi lui mi ha chiesto se ero disposta a rilasciare un’intervista. Ora non so come intendano utilizzarla.

Durante le riprese, oltre ai suoi agenti c’era anche un giornalista di Sky?
(Ride, ndr) Sa bene che non risponderò a questa domanda. Nell’intervista fatta da Belpietro non c’erano le persone di cui parla lei. Eravamo presenti io, due collaboratori di Belpietro e un giornalista. Poi ne abbiamo fatto una seconda che ha girato un altro cronista.

E insieme ai suoi agenti c’era un giornalista di Sky?
Sì.

Come mai non ha scattato una foto, non ha girato un video, per incastrare Fini?
Secondo lei è facile fare una cosa del genere? Ha idea dei controlli che venivano fatti prima di ogni incontro? E poi, con un cliente del genere non pensi mica a fotterlo. Pensi solo a tenertelo stretto per i soldi.

E’ consapevole del fatto che rischia una condanna per calunnia ai danni della terza carica dello Stato?
Non mi tange minimamente questa cosa, perché i fatti che ho raccontato sono veritieri. Quindi, non vedo il rischio.

http://ilfattoquotidiano.it/2010/12/31/parla-lucia-rachele-la-escort-che-sostiene-di-avere-avuto-rapporti-sessuali-con-fini/84385/

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Messaggio Da Ospite il Sab 01 Gen 2011, 19:42

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/12/31/news/agcom_equipara_youtube_alle_tv-10738254/?ref=HREC2-12

"YouTube è come una tv"
Agcom vara i nuovi obblighi
Due delibere appena pubblicate impongono regole ai siti di video generati dagli utenti. Destinate a far discutere le norme sulla responsabilità editoriale, l'obbligo di rettifica e le fasce protette
di ALESSANDRO LONGO


IL 2010 si conclude con un "regalo" sgradito per YouTube, DailyMotion e altri popolarissimi siti che ospitano video generati dagli utenti. Due delibere appena pubblicate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) li equiparano a servizi radiotelevisivi, con tutte le conseguenze del caso. L'Italia è probabilmente il primo Paese occidentale a fare questo salto interpretativo, da cui derivano obblighi inediti per i siti internet. Neanche il contestatissimo decreto Romani 1 si era spinto a ipotizzare per i siti "ugc", fatti cioè di contenuti generati dagli utenti, incombenze come quelle disposte dall'Agcom.



Le due delibere sono quelle su web tv e web radio, approvate il mese scorso 4. Ma solo adesso che sono state pubblicate vi si può leggere conferma di un risvolto prima d'ora non chiaro: le nuove norme riguardano anche alcuni siti con video forniti dagli utenti. Come appunto YouTube, Dailymotion, Vimeo e molti altri ancora. "Se leggiamo le delibere, è evidente che si riferiscono anche quei siti", conferma Guido Scorza, avvocato esperto di diritto su interne. I siti ugc diventano così "servizi di media audiovisivo" se sono vere due condizioni insieme: "sfruttamento economico" dei video e "responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata", "da parte dei soggetti che provvedono all'aggregazione dei contenuti".

La prima condizione è scontata: basta un po' di pubblicità. Ma è chiaro anche che Agcom riconosca responsabilità editoriale a siti come YouTube, anche se non li cita direttamente. "Per averne conferma, basta leggere le parti della delibera dove Agcom spiega perché ha voluto introdurre il concetto di responsabilità editoriale anche per i siti ugc", continua Scorza. "Lì si dice che lo scopo è assicurare parità di trattamento normativo a tutti coloro che fanno un uso editoriale dei contenuti, a prescindere dal mezzo utilizzato". In un altro punto della delibera si specifica che la responsabilità editoriale grava sull'ultimo attore della filiera del video (non l'utente quindi ma chi aggrega e organizza i contenuti).

La conferma interpretativa arriva anche da Stefano Mannoni, consigliere di Agcom: "Youtube fa una gerarchizzazione dei propri contenuti", dice, "anche se magari solo con il suo algoritmo e in automatico, e questo equivale a un controllo editoriale".

Del resto, se non per Youtube, non si capisce per quali altri siti Agcom si sarebbe presa la briga di introdurre il concetto di responsabilità editoriale associato agli ugc. Concetto che infatti non c'era nel decreto Romani sull'audiovisivo, da cui deriva il regolamento Agcom. Già, per quando riguarda i siti ugc, Agcom è stata più severa dello stesso (contestato) decreto Romani, che invece li escludeva esplicitamente. Le conseguenze sono molteplici e di vasta portata: una volta che un sito web come YouTube viene considerato servizio audiovisivo, dovrà pagare una piccola tassa (500 euro), ma questo è il meno. Il problema più serio, rileva ancora Scorza, è che "nei vari processi contro YouTube, per esempio quello intentato da Mediaset 5 per violazione di diritto d'autore, si rafforzerà il concetto che il sito ha una responsabilità editoriale. Dopo questa delibera, sarà difficile per il giudice stabilire il contrario".

I siti diventano inoltre soggetti a nuove norme, che potranno dare loro filo da torcere. Sono prese di peso, infatti, da quelle dei media tradizionali e mal si adattano alla realtà di internet. Per esempio: "obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta degli interessati, che si sentano diffamati da un video. Divieto di pubblicare contenuti inadatti ai bambini durante le fasce orarie protette", spiega Scorza.

Nei prossimi giorni si scoprirà come i siti ugc intendano reagire alle nuove norme. Google (proprietaria di YouTube) e DailyMotion (del gruppo Telecom Italia), contattati da Repubblica.it, al momento stanno analizzando la questione. Da Telecom aggiungono che ne stanno parlando nei tavoli tecnici appena aperti da Agcom. Molto dura la prima reazione di Youreporter.it, sito di citizen journalism animato dai filmati di videoreporter sparsi in tutta Italia: "Siamo arrivati al paradosso che chi è preposto alla tutela delle libertà e dei diritti legati alla comunicazione interviene pesantemente per uccidere quei diritti", scrivono in una nota i responsabili del sito. "Ma, a nostro giudizio, una delibera dell'Agcom non può mai cancellare direttive comunitarie e leggi nazionali.
E soprattutto non potrà trasformare iniziative spontanee degli utenti della rete in impresa editoriale. Questo è un assurdo giuridico e una violenza fatta alla realtà".

Le nuove delibere escludono invece senza dubbio web tv e web radio minori dalle nuove norme. Non si applicano infatti a chi fattura meno di 100 mila euro da questa specifica attività (audiovisiva) o ha un palinsesto settimanale inferiore alle 24 ore di video.

(31 dicembre 2010)

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Messaggio Da Ospite il Dom 02 Gen 2011, 15:10

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/01/02/news/aborto_il_tar_boccia_formigoni_la_delibera_troppo_restrittiva-10783057/?ref=HREC1-7

Aborto, il Tar boccia Formigoni
"La delibera è troppo restrittiva"
Il provvedimento adottato dalla Regione, secondo i giudici è in contrasto con la legge 194
La sentenza punta la sua attenzione soprattutto sulla riduzione dei tempi per l'intervento

Il Tar della Lombardia ha bocciato la delibera della Regione che rendeva più restrittive le norme sull'aborto. Secondo il tribunale Amministrativo si tratterebbe di una disciplina, varata nel gennaio del 2008, "illegittima" perchè in contrasto con la legge nazionale 194.

A ricorrere ai giudici erano stati otto medici sostenuti dalla Cgil Lombardia. In particolare la maggior discordanza con le norme nazionali riguardava i tempi per ricorrere all'interruzione di gravidanza, fuori dai primi 90 giorni in caso di grave pericolo per la salute della donna, prevista in 22 settimane più 3 giorni invece che in 24 settimane, come indica la legge nazionale. Previsto anche l'obbligo per il ginecologo di avvalersi in questo caso di specialisti per accertare i pericoli che la donna avrebbe corso. Secondo il Tar sarebbe "del tutto illogico permettere che in materia così sensibile" come l'aborto, possano esserci discipline diverse da Regione a Regione.

(02 gennaio 2011)

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 13:02

Caso Sakineh: “La lapidazione potrebbe essere cancellata"

Lo ha dichiarato una "alta fonte" del ministero della Giustizia iraniano all'agenzia iraniana Fars. "Restano alcuni dubbi circa le prove" nel caso della donna, condannata a morte per lapidazione nel 2006 per adulterio e per l'omicidio del marito

La condanna alla lapidazione per Sakineh Mohammadi-Ashtiani potrebbe essere annullata. Lo ha dichiarato Malek Ajdar Sharifi, capo della magistratura dell’Azerbaijan iraniano, che ha come capoluogo Tabriz, dove Sakineh è imprigionata. ”Tutto è possibile”, afferma Sharifi , anche perché permangono “alcuni dubbi” circa le “prove” nel caso della donna, condannata a morte per lapidazione nel 2006 per adulterio e per l’omicidio del marito. Questi dubbi avrebbero ritardato una decisione finale sul caso della donna, che ha provocato una forte mobilitazione internazionale da parte di associazioni dei diritti umani, governi e stampa.

Le parole di Sharifi giungono contemporaneamente alle pressioni esercitate da Teheran sulla donna e la sua famiglia. Sabato 1° gennaio Sakineh era uscita in permesso dal carcere di Tabriz per vedere i figli, cenare con loro in una residenza controllata e incontrare un gruppo di giornalisti stranieri. La donna diventata simbolo della difesa dei diritti umani aveva affermato che vuole essere “lasciata in pace”. L’incontro è stato definito per questo dai giornalisti presenti “surreale”. Ad accrescere i dubbi sull’episodio è stato anche l’annuncio di Sakineh. La donna ha annunciato di essere pronta a querelare i due reporter tedeschi del giornale Bild detenuti in carcere in Iran dallo scorso ottobre, per essersi occupati di lei senza autorizzazione. “Ho i miei motivi per fare queste denunce – ha detto la donna agli allibiti reporter – ci tenevo a parlare al mondo perché in molti hanno strumentalizzato questa situazione, meglio che mi lasciate in pace, perché volete disonorarmi?”. Ai reporter non è stato concesso di rivolgere domande alla donna.

Intanto un centinaio di personalità tedesche, tra cui vari ministri, imprenditori e atleti, sono scesi in campo per la liberazione dei due giornalisti tedeschi arrestati in Iran. In un appello – pubblicato dal settimanale Bild am Sonntag – si chiede la liberazione dei giornalisti. “Devono essere liberati e ritornare in Germania il più rapidamente possibile. Dedicherò tutti i miei sforzi” per questo obiettivo, ha detto il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle tra i firmatari. L’appello riporta le firme, tra gli altri, anche dei leader dei partiti di opposizione e del presidente di Deutsche Bank, Josef Ackermann, del numero uno di Deutsche Telekom, Rene Obermann, di quello della Bmw. Tra i campioni dello sport, oltre a Michael Schumacher, anche il calciatore Philipp Lahm. All’appello ha aderito anche il Nobel per la Letteratura Herta Müller.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/02/caso-sakineh-la-lapidazione-potrebbe-essere-cancellata/84563/

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 13:19

Un tronista per Sarah: e scoppia la polemica ad Avetrana

Testimonial e calendari per beneficenza. La Pro loco accusa: «Si fanno pubblicità sul dolore»

MILANO - L'ex tronista di Uomini e donne Giovanni Conversano sarà presente martedì alla presentazione ad Avetrana del calendario in memoria di Sarah Scazzi. Conversano è uno dei 12 artisti che si sono fatti ritrarre insieme a cani randagi per realizzare il progetto dell'associazione animalista di Milano Chiliamacisegua. Una serata di beneficenza intorno alla quale sono sorte polemiche.


SARAH PER SEMPRE - Il ricavato della vendita dei calendari (ce ne sono 30mila in distribuzione) sarà devoluto all'associazione Sarah per sempre, di cui Claudio Scazzi il fratello di Sarah è fondatore, per contribuire alla realizzazione di un canile ad Avetrana. Critico il presidente della Pro Loco di Avetrana, Emanuele Micelli che ha contestato l'amministrazione comunale di Avetrana «rea» di aver fatto affiggere i manifesti per la presentazione del calendario, annunciando la presenza di Conversano.

CALENDARIO E CD - L'esposizione mediatica della drammatica vicenda di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana uccisa e gettata in un pozzo il 26 agosto scorso, era cominciata già durante le ricerche della ragazzina, quando i familiari avevano cercato, attraverso la tv, di non far morire la speranza di vederla tornare a casa. Poi, la sera del 6 ottobre, proprio sul piccolo schermo era stata data in diretta la notizia del ritrovamento del cadavere. E ora la serata con la partecipazione del tronista, il calendario e il cd pro-animali randagi in memoria di Sarah. A chi giova veramente tutto questo? Da tempo - aveva scritto Micelli - abbiamo denunciato la modalità con cui si stava gestendo la faccenda e quando si è provato ad esprimere dissenso verso questo modo di fare siamo stati anche attaccati violentemente da chi evidentemente la coscienza a posto proprio non ha». Ancora un esempio di spettacolarizzazione di una tragedia? Assolutamente no, fanno sapere dall'entourage di Claudio Scazzi, dove si ribadisce che «Conversano ha partecipato attivamente alla realizzazione del progetto e non si vuole fare alcuna spettacolarizzazione dell'evento».

PRESENTAZIONE ALL' HOLLYWOOD LIVING - Micelli ribadisce: «Come possiamo dare un'immagine positiva di Avetrana se sulla morte di una ragazzina si organizza una serata con un tronista?». Non basta: a far bollire il sangue al presidente della Pro Loco è stata la festa di presentazione dell'evento. Micelli riferisce di aver appreso «da internet che questo calendario è stato presentato il 16 dicembre in una notissima discoteca della Milano da bere, Hollywood Living, alla presenza anche di istituzioni del Comune di Avetrana. Un contesto molto diverso da quello della realtà avetranese e soprattutto non adeguato assolutamente alla tragedia della nostra piccola Sarah». «I rappresentanti istituzionali avetranesi - conclude Micelli - ancora non la smettono di andare dietro a telecamere e far apparire la nostra Avetrana per quello che non è effettivamente».

BOUTADE - L'evento, comunque, si terrà il 4 gennaio nell'Oratorio Sacro Cuore di Avetrana oltre al fratello di Sarah, Claudio, è prevista la presenza del sindaco del paese, Mario De Marco. «Per carità - aggiunge Micelli - niente da dire su Conversano, visto che fa un lavoro come un altro, ma bisogna assegnare una grande nota di biasimo a chi utilizza per fare e farsi pubblicità il dolore e le disgrazie altrui. Che senso ha tutta questa boutade pubblicitaria sulla raccolta fondi, sul canile, sull'interessamento di Milano come Comune ed evidentemente come altro, sul libro, sul cd e sul calendario?». L'effetto mediatico della tragedia di Sarah non accenna dunque a ridursi nemmeno a mesi di distanza dal delitto. Mesi che hanno visto un susseguirsi quasi ossessivo di trasmissioni in diretta dedicate alla vicenda e la creazione persino di una sorta di turismo dell'orrore, con viaggi organizzati per vedere da vicino il luogo del delitto e il pozzo in cui è stato gettato il corpo di Sarah.

GLI ANIMALISTI - Corinna Andreatta, presidente dell'associazione animalista di Milano «Chiliamacisegua», replica sdegnata alle polemiche sollevate da Micelli: «Non vedo il dolo né il peccato nell'affiancare una madre che vuole ricordare sua figlia con un gesto di amore, quello stesso amore che Sarah nutriva per gli animali». Chiliamacisegua - sottolinea Andreatta - chiede maggior rispetto per sé e per Concetta Serrano, la mamma di Sarah Scazzi, che ha avuto «la malaugurata idea di voler onorare la memoria di sua figlia con la costruzione di un'oasi per randagi a lei intitolata». «Il progetto - si difende la presidente dell'associazione - ha scatenato l'inferno, le bugie e le falsità. Una per tutte: il bar Hollywood International Living di Milano, dove il 16 dicembre è avvenuta la presentazione, è diventato "'la discoteca Hollywood nota per le sue intemperanze"». Andreatta conclude chiedendo «scusa allo staff, a Giovanni Conversano e a tutti gli altri 20 protagonisti del calendario, che si sono offerti a titolo gratuito, ma sono stati tirati per i capelli e dileggiati», e annuncia che l'associazione «sta valutando la situazione, al fine di poter adire alle Autorità Giudiziarie per tutelare il suo buon nome».

http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_02/sarah-scazzi-tronista-avetrana_3911d85e-169f-11e0-9c76-00144f02aabc.shtml

ma come sono sensibili questi tronisti occhioni

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 13:27

azzdici proprio una grande sensibilità,infatti hanno trovato anche l'associazione giusta

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 13:33

occhioni il miglir discorso di fine/inizio anno che abbia sentito finora


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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 16:30

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ripartire-dopo-berlusconi/2141506


Ripartire, dopo Berlusconi
Colloquio con Eugenio Scalfari
Nel nuovo anno il Cavaliere uscirà parzialmente di scena. Ma resteranno i danni arrecati alla società e all'etica. Per questo bisogna ricominciare a costruire la cultura prima ancora della politica
L'eredità più pesante: il berlusconismo nelle vene della nazione, che ci sia o no Berlusconi. L'eguaglianza senza libertà: "È la caserma, il modello più vicino al Cavaliere". L'etica perduta. La Confindustria al declino. E la strada per il Colle più ambito, il Quirinale "molto accidentata: non ce la fecero neanche i quattro cavalli di razza della Democrazia cristiana". L'analisi di Eugenio Scalfari sullo stato del Paese ma anche su quel che resta della legislatura è impietosa. Alla fine dei 12 mesi più turbolenti da quando il Cavaliere ha conquistato il potere, il fondatore di "Repubblica" affronta il problema della leadership, delle alleanze prossime e future della politica, dei poteri e degli uomini forti protagonisti dell'anno che verrà.

Sembrava stesse per cadere, sul punto di essere sfiduciato. Invece è sempre in sella. Nemmeno nel 2011 il Cavaliere sgombrerà il campo?
"Credo che nel 2011 Berlusconi sarà parzialmente uscito di scena. Non altrettanto il berlusconismo".

Un'eredità molto pesante. Ha operato una mutazione politica, culturale, economica.
"Il berlusconismo è entrato nelle vene della nazione ed è uno dei molti modi in cui alcuni vizi degli italiani, vizi congeniti, emergono. Tante volte abbiamo usato l'immagine del fiume carsico che ogni tanto scompare sotto terra poi torna su e trascina con sé la parte peggiore del Paese composto, naturalmente, anche da una parte migliore. È il Dna nazionale dei peggiori istinti: la furbizia e l'egoismo prevalenti rispetto a una visione del bene comune, la politica al servizio di questo egoismo, o meglio, ne è una delle incarnazioni. Porta con sé il germe dell'antiparlamentarismo, la voglia plebiscitaria di delegare a un uomo o a un gruppo di persone la gestione degli affari pubblici su cui esercitare l'egoismo. A volte è un egoismo personale, altre familiare, mafioso clientelare. Ha avuto altri nomi, altri padri".

Per esempio?
"Questo fiume carsico si è chiamato di volta in volta Agostino Depretis, Francesco Crispi, si è tramutato nel fascismo, in seguito nel doroteismo. Perfino negli ultimi tempi del Pci ci fu un doroteismo comunista. È il potere per il potere. Conta la sua gestione, la sua conquista. Poi devi rafforzarlo, consolidarlo e renderlo permanente a favore tuo, del tuo gruppo o del blocco sociale che rappresenti. Entro certi limiti si chiamò anche craxismo. Ora il berlusconismo ne è l'incarnazione moderna. Berlusconi o no, con questo noi avremo a che fare".

In cosa consiste il neo-craxismo di Berlusconi?
"La disponibilità alla delega con una cambiale in bianco qualunque cosa lui faccia. E quindi il fatto che le persone in armonia con questa mentalità accettino questa condizione purché non vengano infastiditi. Oppure aderiscono facendo parte di una grande clientela che ne ricava benefici. Il segno di quanto sia difficile smantellare il berlusconismo sta nelle marginali diminuzioni del suo gradimento e non, come ci si immaginerebbe, vista l'enormità dei fatti e dei misfatti emersi via via, in uno smottamento totale".

L'etica è perduta?
"I due filoni, uno negativo, l'altro positivo, sono presenti in tutti i paesi e in tutti gli italiani. A seconda della dominante dell'uno sull'altro, abbiamo un tipo di società. In quelle di grande opulenza l'amore per gli altri ha spazio per farsi valere di più. Al contrario, nelle situazioni economiche e sociali più ristrette, l'amore per sé prevale. Conta la storia di un paese. Nella nostra, lo Stato e in generale le istituzioni vengono viste come un affare opzionale non necessario. Ma, invece, vale sempre il trittico della Rivoluzione francese, la base dello Stato nazionale".

Libertà, eguaglianza, fraternità?
"Sì. Tanto per cominciare fraternità significherebbe ospitalità, e sappiamo chi dovrebbe ricordarlo. E libertà ed eguaglianza sono principi che non possono vivere separati senza provocare disastri. Se c'è eguaglianza nella libertà, i principi fattivi sono positivi. La libertà senza eguaglianza codifica una situazione darwiniana in cui i liberi coincidono con i forti, i forti sono liberi e i deboli sono subordinati. Vero anche l'inverso: l'eguaglianza senza libertà è la caserma: sono tutti uguali e tutti agli ordini di... Il berlusconismo si avvicina al modello della libertà senza eguaglianza. Non abbiamo mai avuto una fase della nostra vita sociale con diseguaglianze così enormi. Infatti è il principio dell'eguaglianza che andrebbe in qualche modo rafforzato".

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 17:56

http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/03/news/vivere_con_cento_cose-10801248/?ref=HREC2-12

"Vivere con 100 cose"
È la tribù dei minimalisti
Il diktat arriva dagli Stati Uniti. Con un manuale e un messaggio:"Basta schiavitù degli oggetti. I consumi dovranno essere ridimensionati, tanto vale cominciare subito"
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI


NEW YORK - "Si comincia dagli armadi dei vestiti, del resto ne abbiamo sempre tanti, troppi. Ridurre il proprio guardaroba è il primo gesto catartico, e ti dà forza per proseguire col resto della casa. Buttare via tanto, ti vaccina contro la tentazione di comprare ancora più di prima. Dopo qualche mese anche le tue abitudini di consumatore cominceranno a cambiare". Sono i consigli pratici del manuale "La sfida delle 100 cose", la Bibbia di un nuovo movimento. L'autore Dave Bruno di San Diego, in California, è adorato dai suoi fan su Facebook e ha seguaci in tutti gli Stati Uniti. Famiglie intere aderiscono a quella che si definisce una "nuova aritmetica della vita", ovvero: "minima addizione, massima sottrazione".

Liberarsi di tutto il superfluo, e resistere alla tentazione di nuovi acquisti impulsivi, dettati dai riflessi pavloviani che scatena in noi la pubblicità o l'emulazione del vicino. Imparare a vivere con 100 cose, appunto, non una di più. "In realtà quel numero non va visto come un feticcio", spiega Bruno che è aperto a compromessi e mediazioni, "ma aiuta a concentrarsi, a tenere d'occhio l'obiettivo finale". O i molteplici obiettivi. Perché il movimento delle "cento cose" in America piace agli ambientalisti, ovviamente, ma raccoglie anche consensi di colore molto diverso.

Ha una funzione economica: l'America vuole imparare a vivere entro i limiti del proprio reddito, curandosi dalla tentazione di indebitarsi. Ha una dimensione psicologica, la liberazione dallo stress, e non a caso sorge in parallelo la figura professionale del "life-coach", colui o colei che ti allena alla vita, una sorta di psicoterapeuta delle scelte quotidiane. Infine c'è una scelta educativa: bisogna preparare figli e nipoti a vivere sereni con meno cose, visto che queste saranno le prime generazioni occidentali costrette a ridimensionarsi rispetto ai genitori. E così con tante motivazioni diverse, un esercito di famiglie americane si riconosce nella nuova definizione di "personal downsizers".

Il "downsizing" era stato sinonimo delle feroci ristrutturazioni aziendali, licenziamenti di massa per fare più profitti, e come risultato finale produceva un'industria manifatturiera sempre più rimpicciolita. Ora il "downsizing" lo adotta questa nuova tipologia di consumatore. Il Washington Post racconta una giornata in casa della famiglia Swindlehurst, a Minneapolis, che inizia dal grande gesto di catarsi: svuotare armadi, soffitte, ripostigli, cantine e garage. Sembra la riscoperta di una tradizione antica, gli yard-sale, la vendita sul marciapiede di casa degli oggetti di troppo, che le famiglie americane hanno sempre praticato per svuotarsi del superfluo in occasione di matrimoni, traslochi, funerali.

Ma ora è diverso, il grande ripulisti non è la premessa per tornare all'assalto degli ipermercati. Uno studio della compagnia assicurativa MetLife rivela che il 40% della "generazione millennio" (americani nati fra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta) è convinta di avere già tutto il necessario: erano solo il 28% nel 2008, agli albori della grande crisi. La percentuale di quelli che si sentono sotto pressione per "comprare di più" è scesa dal 66 al 47% durante la recessione. E non è un fatto esclusivamente generazionale. Il 77% degli americani di ogni età si dice convinto che per migliorare la qualità della vita oggi le relazioni con gli altri esseri umani sono più importanti del benessere materiale.

Sean Gosiewski, direttore della Alliance for Sustainability, saluta questa evoluzione dei valori: "Ci aspettano vent'anni in cui dovremo tutti ridimensionare le nostre aspettative di consumo e adottare abitudini di vita più semplici, tanto vale cominciare subito e con lo spirito giusto". Per esempio usando i primi giorni di riposo del 2011 per riunire la famiglia e redigere la lista delle "cento cose di cui non possiamo davvero fare a meno".
Un gioco divertente, assicurano i fan del movimento, e che ci aiuta a scoprire tanto di noi stessi. Oltre a liberare spazio disponibile, metri quadri preziosi, occupati da stratificazioni di oggetti inutili forse già al momento del primo acquisto.
(03 gennaio 2011)

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 18:58

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/03/news/cimici_bossi-10798505/?ref=HREC1-2


Bossi: "Cimici in casa e in ufficio a Roma
inchiesta inutile, tanto non serve a nulla"
Il ritrovamento delle microspie sarebbe avvenuto due mesi fa dopo i sospetti della sua segretaria. "Troppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei", spiega il Senatur. Nessuna denuncia: "Sono uno che tende a minimizzare". E la procura di Roma apre un fascicolo


ROMA - Delle "cimici" sono state trovate un paio di mesi fa nell'ufficio di Umberto Bossi al ministero delle Riforme e nella sua abitazione romana, nella zona di Porta Pia. E' stato lui stesso a raccontarlo chiacchierando con i giornalisti nella notte a Ponte di Legno. Parole che hanno provocato l'apertura di un fascicolo d'inchiesta da parte della Procura di Roma.

Bossi ha detto che la sua segretaria al ministero si è insospettita perché - ha spiegato - "troppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei". Così sono stati fatti dei controlli "e hanno trovato una cimice nel mio ufficio al ministero e diverse nella mia casa di Roma". Non le hanno trovate a Varese, però. "Lì - ha commentato sorridendo - ho fucile da caccia e rivoltella". Il tutto è successo "un paio di mesi fa", ha precisato il ministro che ha detto di non avere idea dei responsabili. "Come si fa a sapere chi sono? - ha osservato - Sono scemi sì, ma non del tutto. Abbiamo chiamato un privato per la bonifica. Non volevo far casino, tanto un'inchiesta non trova niente. Io non volevo entrare nel casino. Sono uno che tende a minimizzare". Il segretario della Lega ha comunque avvisato il ministro dell'Interno Roberto Maroni "che ha mandato un po' di suoi uomini".

Si muove la Procura. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale sulla vicenda. I reati ipotizzati sono quelli previsti dagli articoli 617 e 617 bis del codice penale: ovvero "cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche", e "installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche".

Le reazioni. "Se quello raccontato da Bossi è un fatto vero è grave ed è necessario che l'autorità giudiziaria indaghi. Mi dispiace che un ministro in carica non senta il bisogno di denunciare subito un tentativo di intrusione così lesiva ai suoi danni", commenta il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. Per l'ex pm è "molto grave" che "un ministro della Repubblica, che dovrebbe dare il buon esempio, non presenti denuncia per una vicenda del genere. In questo modo ingenera sfiducia verso la giustizia da parte dei cittadini".
(03 gennaio 2011)

spia l'autore sarà lo stesso che ha fatto l'attentato a Belpietro? scusa

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Messaggio Da Ospite il Lun 03 Gen 2011, 21:27

Gioacchino Genchi, dal blog de "il Fatto Quotidiano"

Le ultime notizie sui rinvenimenti delle microspie al Ministero delle Riforme e presso l'abitazione romana di Bossi fanno molto riflettere. La notizia è successiva allo scoppio dei petardi alla sede della Lega di Gemonio.

Intanto il Gip di Varese, al termine dell'interrogatorio di garanzia, ha deciso di non convalidare il fermo del 21enne Marco Previati, denunciato dagli inquirenti insieme ad altri due ragazzi di 26 e 29 anni. Maroni aveva subito tuonato "Attentato alla democrazia". Bossi l'aveva seguito a ruota "Vogliono bloccare la lega". Calderoli aveva lanciato il proclama per allertare tutti alla mobilitazione "Preparate la colla".

Quando si è scoperto che quella che era stata spacciata per una bomba era solo un petardo e che il maggiore indiziato era pure figlio di un militante leghista, è iniziata la marcia indietro. Niente carcere, ha rettificato il segretario del Carroccio: "Mandarli in galera non serve a niente. Li faremo venire come punizione a risistemare la sede".

Si scopre così il volto buonista della Lega, quando l'attacco viene da fuoco amico.

Forse è anche per questo che Bossi ha deciso di non denunciare ai magistrati il rinvenimento delle microspie nella sua abitazione romana e negli uffici del Ministero delle Riforme. Armatosi di coraggio, Bossi si è comportato né più e né meno dei boss mafiosi palermitani del calibro di Giuseppe Guttadauro e Nino Rotolo, quando hanno avuto il suo stesso sospetto. Hanno chiamato un privato e si sono fatti fare una bonifica, che ha confermato i loro dubbi.

Fra i capi mafia palermitani Guttadauro e Rotolo e Umberto Bossi c'è, però, una sostanziale differenza. I primi non avevano alcun obbligo di riferire i fatti all'Autorità Giudiziaria, che li stava indagando. Bossi, invece, in quanto ministro, è un pubblico ufficiale e come tale avrebbe avuto l'obbligo - ai sensi dell'art. 331 del codice di procedura penale - di presentare denuncia "per iscritto" e "senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria".

Lo stesso obbligo avrebbero avuto tutti i pubblici ufficiali che, oltre al ministro Bossi, hanno avuto notizia del rinvenimento delle microspie, a partire dalla sua segretaria a finire al ministro dell'interno Maroni, che non può non essere stato informato dal leader del Carroccio di un fatto di così inaudita gravità. Se questo non è tempestivamente avvenuto, è stato già commesso un grave reato, indipendentemente dalla presunta illiceità dell'installazione delle microspie, che dovrà essere pure accertata.

Questo, però, nessuno lo dice e di questo nessuno si scandalizza.

Ed è così che la Lega Nord, che ha conquistato il cuore e non solo il voto dei vecchi militanti comunisti, degli operai e dei cattolici del Nord Italia, pensa di potere ancora governare con Berlusconi. Grazie ad una maggioranza che si fonda sul mercimonio dei parlamentari che la sostengono, con uno sfondo torbido di petardi e di cimici, funzionali ad alimentare il sistema dei ricatti incrociati che rappresentano il vero collante ed al contempo il primario obiettivo programmatico di questo Governo.

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Messaggio Da Ospite il Mar 04 Gen 2011, 00:22

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/01/03/visualizza_new.html_1644769306.html


Pedofilia: Belgio, scoppia nuovo caso
Nel mirino suore di un collegio, accusate di abusi su minori


(ANSA) - BRUXELLES, 3 GEN - Nuovo caso pedofilia in Belgio: nell'occhio del ciclone, stavolta, e' un gruppo di suore sospettate di aver abusato di molti minori in un collegio del sudovest del Paese, nella cittadina di Courtrai. Le indagini della magistratura -partite dalla testimonianza di una delle presunte vittime degli abusi, oggi 50enne - sono volte ad appurare gli episodi sospetti avvenuti nell'istituto scolastico tra gli anni '60 e '90. Le presunte vittime sono state invitate a testimoniare davanti ai giudici.

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Messaggio Da Ospite il Mar 04 Gen 2011, 14:12

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-ufficiale-siamo-nel-medioevo/2141534

E' ufficiale, siamo nel Medioevo
di Ignazio Marino
L'Italia si ostina a vietare le ricerche sulle staminali mentre dall'America arrivano i risultati di una sperimentazione straordinaria.
Che partendo dalle cellule embrionali può portare a guarire chi è paralizzato(04 gennaio 2011)Ignazio MarinoIl 2010 è stato l'anno della svolta, e nel 2011 arriveranno le prime risposte alle mille domande che ancora aleggiano intorno all'utilizzo delle cellule staminali embrionali a scopo terapeutico.

Lo scorso 11 ottobre, infatti, la società americana Geron Corporation ha avviato la prima sperimentazione clinica sull'uomo basata sull'utilizzo di cellule staminali di origine embrionale. Un annuncio di portata storica. Ad Atlanta è stato elaborato un protocollo in cui alcuni pazienti con lesioni recenti alla colonna vertebrale saranno sottoposti a un trapianto di cellule (chiamate oligodendrociti) di origine embrionale e benché in questa fase lo scopo della sperimentazione sia di verificarne la sicurezza e la tolleranza, tuttavia l'effetto atteso è il recupero della sensibilità e della funzione motoria degli arti inferiori. Sui topi paralizzati gli scienziati hanno, infatti, potuto riscontrare una ripresa della mobilità e la riparazione del tessuto neurologico danneggiato grazie alle staminali, ma resta ancora da verificare quello che fino ad oggi è stato il tallone d'Achille delle preziose cellule, ovvero la possibilità che, una volta entrate nell'organismo, possano dare origine a tumori.

Il via libera alla sperimentazione americana era arrivato nel gennaio del 2009 dalla Food and Drug Administration che, dopo un'attenta analisi del dossier, aveva dato il suo ok pur sentendo il bisogno di sottolineare che nella decisione non erano intervenute considerazioni di tipo politico. Può darsi, ma non poteva passare inosservata la coincidenza che l'autorizzazione era stata concessa subito dopo l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Il presidente Usa del resto non aveva fatto mistero delle sue posizioni durante la campagna elettorale e, coerentemente, il 9 marzo del 2009 firmò l'atto con cui poneva fine al blocco dei finanziamenti statali sulla ricerca sulle embrionali, imposto dal suo predecessore George W. Bush.

Nel caso della Geron, la questione dei finanziamenti non era influente, dal momento che la ricerca è condotta con fondi interamente privati, ma esisteva certamente una questione di opportunità rispetto all'atteggiamento conservatore della classe politica repubblicana.

Tanto rumore attorno ai finanziamenti federali alla ricerca è il sintomo di quanto il tema sia sensibile e oggetto di contese, anche legali. Lo scorso agosto a Washington il giudice federale Royce Lamberth, su denuncia di un gruppo di scienziati conservatori, ha chiesto il blocco dei finanziamenti pubblici, appellandosi al Dickey-Wicker Amendment, una legge del '95 che impedisce qualunque attività di ricerca che implichi la distruzione di embrioni. Ma la Corte d'appello federale ha risposto sospendendo tale atto e, quindi, di fatto annullandolo. Per ora.

La sperimentazione americana, al di là dei risultati scientifici che riuscirà a dimostrare, ha anche una valenza simbolica fondamentale: ha dimostrato che il futuro è già qui e che la ricerca sulle staminali ha fatto progressi molto più rapidi del previsto. Nel 1999, quando per la prima volta venne isolata una cellula staminale embrionale all'Università del Wisconsin, quasi tutti pensarono che sarebbero passati molti decenni prima di arrivare ai test sull'uomo e, invece, solo 11 anni dopo ecco che il passo decisivo è già stato compiuto. Ed è proprio così che procede la scienza in alcune circostanze, basta ricordare che tra il primo e incerto volo dell'aereo dei fratelli Wright, nel 1903, e l'avvio di un regolare servizio passeggeri tra alcune città europee nel 1919, sono trascorsi solo 16 anni.

Proprio la rapidità con cui avanzano le ricerche sulle staminali impone una riflessione e delle risposte quanto mai urgenti anche sul versante del dibattito bioetico. Chi sostiene che non sia lecito utilizzare le cellule embrionali non può più trincerarsi dietro alla convinzione che le cellule adulte funzionino come quelle embrionali o che la straordinaria tecnica messa a punto nel 2006 dal giapponese Yamanaka possa, in tempi ragionevoli, mettere a disposizione dei ricercatori cellule adulte riprogrammate e rese simili alle embrionali. Perché tutti gli scienziati, corretti e rigorosi, concordano sul fatto che la ricerca, per essere efficace, deve proseguire in entrambe le direzioni.

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Messaggio Da Ospite il Mar 04 Gen 2011, 20:10

http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/04/news/i_cyber-pericoli_del_2011_a_rischio_smartphone_e_apple-10846855/?ref=HRERO-1

Ecco i cyber-pericoli del 2011
a rischio anche Mac e iPhone
Secondo il report annuale di McAfee, gli attacchi si concentreranno soprattutto su smartphone, social media e dispositivi Apple. In aumento le infiltrazioni intelligenti e l'hacktivismo



AUMENTERANNO gli attacchi ai cellulari, ai Mac e le infiltrazioni attraverso i social media. Saranno presi di mira i programmi di geolocalizzazione e i siti di organizzazioni politiche e umanitarie. Diventeranno sempre più intelligenti i virus nascosti nelle e-mail degli amici e le botnet che usano i nostri computer per finalità illegali. Sono questi, in sintesi, i temi caldi del 2011 secondo gli esperti di sicurezza digitale della McAfee. Nel loro report "2011 Threat Predictions 1" i ricercatori della società leader nella sicurezza digitale fanno le loro previsioni su quali saranno gli obiettivi più bersagliati dai cyber criminali nel corso dell'anno appena cominciato. A mettere paura sono soprattutto la sicurezza degli smartphone e quella dei dispositivi della Apple (dal Mac all'iPhone, passando per l'iPad), finora quasi immuni dalle attenzioni dei malintenzionati del web.

A rischio i cellulari. Sebbene finora gli attacchi agli smartphone siano stati pochi e non particolarmente dannosi (con l'eccezione del virus Zeus, colpevole di aver rubato i dati bancari a milioni di computer e smartphone), secondo gli analisti di McAfee il 2011 potrebbe essere l'anno del boom delle operazioni di hackeraggio rivolte ai dispositivi mobili. L'espansione del loro utilizzo in ambito lavorativo, combinata a sistemi di difesa ancora fragili, renderà i cellulari intelligenti una delle prede più succulente per gli hacker a caccia di informazioni riservate. A preoccupare maggiormente gli esperti del settore sono le connessioni internet basate sul wi-fi: è qui, infatti, che i software di difesa sono meno sviluppati ed è dunque più facile l'ingresso dei "cavalli di Troia".

Oltre che per gli smartphone, il bollino è rosso anche per i dispositivi cellulari basati su tecnologia Gsm. Come è stato mostrato al congresso "Chaos Computer Club 2" di Berlino, questi cellulari potrebbero facilmente cadere nella trappola dei cosiddetti "SMS della morte", semplici messaggini in grado di mettere fuori uso il cellulare e far lievitare a dismisura la bolletta del telefonino.

Apple, aumentano le insidie. Sempre in base alle previsioni di McAfee, un altro degli obiettivi principali dei pirati informatici è il parco tecnologico della Apple. A rendere particolarmente appetibili agli hacker i gadget di Steve Jobs sono almeno due elementi: da un lato la loro crescente diffusione (negli ultimi tre anni sono stati venduti oltre 100 milioni di dispositivi tra iPad, iPod Touch e iPhone), dall'altro, la poca cautela da parte degli utenti, abituati a dare per scontata la sicurezza dei loro gioiellini. In realtà, nonostante il sistema operativo Mac OS X sia stato pressoché immune a molti attacchi informatici, il 2010 ha visto un forte incremento dei tentativi di far breccia nelle sue difese. I device più a rischio sono senza dubbio l'iPhone e l'iPad: se infettati con codici "cattivi", potrebbero facilmente danneggiare chi li utilizza e le loro aziende.

Dai social media i maggiori rischi. Il successo di Facebook, Twitter e altri social network come strumenti di comunicazione di massa ha segnato negli scorsi mesi un cambiamento importante: la diminuzione dell'invio di messaggi di posta elettronica, accompagnata da un calo nella diffusione dello spam. Secondo gli autori del rapporto, ciò che potrebbe sembrare una buona notizia rappresenta a ben vedere solo una fase di transizione da un canale di trasmissione ad altri. Con buona pace degli internauti, infatti, dal 2011 ci si aspetta un aumento dei furti di identità, delle infiltrazioni nella privacy degli individui e dell'indirizzamento verso siti maligni.

Ad accendere la creatività dei pirati telematici, poi, saranno in particolar modo le applicazioni di geolocalizzazione come Foursquare, Gowalla e Facebook Places: "Con pochi clic un cyber criminale può facilmente sapere dove si trova una persona, cosa scrive, quali sono i suoi interessi e che programmi sta utilizzando", afferma il report.

Fuoco amico e mali invisibili. Il nuovo anno potrebbe essere caratterizzato anche da un affinamento delle tecniche di mimetismo dei cyber attacchi: attraverso e-mail, instant messaging e social media, in sostanza, rischiamo di essere più esposti a malware celati in messaggi apparentemente credibili da parte di amici e conoscenti. La raccomandazione è sempre la stessa: diffidare di fronte a ogni frase sospetta e fare caso anche alla minima differenza di tono. Sempre più intelligenti e dannose saranno poi le botnet, reti di computer zombie che agiscono sotto il controllo di un'unica "mente". Nonostante i passi in avanti realizzati nel 2010, questi programmi non solo continueranno a spiarci intrufolandosi nei nostri computer, ma potrebbero raffinarsi a tal punto da far sparire file dai dispositivi di archiviazione grazie a tecniche di controllo in remoto sempre più invasive.

L'hacktivismo e gli attacchi mirati. Portato nuovamente alla ribalta dalla saga Wikileaks, il cyber attivismo sembra un fenomeno destinato a durare e a crescere. La formazione di gruppi di attivisti nati con l'obiettivo di oscurare associazioni, strumenti di informazione e organizzazioni di vario genere ha mostrato negli ultimi mesi una svolta decisamente preoccupante: gli esperti di McAfee la definiscono come "il passaggio da attacchi mossi da singoli individui ad azioni intraprese da gruppi non strutturati". Secondo il rapporto, sarà proprio la complessità di questi soggetti a mettere in difficoltà le piccole voci indipendenti.

Recentemente lo stesso allarme è stato lanciato da uno studio del Berkman Center for Internet and Society 3 dell'Università di Harvard, che ha mostrato come gli attacchi web DdoS (Distributed Denial of Service) stiano diventando uno strumento politico e di protesta sempre più comune, spesso utilizzato per colpire associazioni a difesa dei diritti umani o media indipendenti. Tra l'agosto del 2009 e il settembre del 2010, i ricercatori hanno rilevato 140 attacchi contro i siti di oltre 280 associazioni e gruppi editoriali minori. "A volte gli attacchi erano collegati a eventi specifici, come le elezioni; altre volte, invece, non c'erano cause apparenti, se non il semplice intento di silenziare le opinioni e la libertà di espressione", ha spiegato alla Bbc Ethan Zuckerman, uno degli autori.
(04 gennaio 2011)

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Messaggio Da Ospite il Mar 04 Gen 2011, 21:06

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/04/news/magistratura_blocco-10852247/

Blocco informatica, allarme dei magistrati
"Senza assistenza rischiamo la paralisi"


Dal primo gennaio scorso è stata interrotta l'assistenza agli uffici giudiziari. L'Anm parla di "colpo finale" del governo a una "macchina che ha già enormi difficoltà di funzionamento". In arrivo proteste "clamorose". E il ministero ammette: "Hanno ragione"



ROMA - "Una paralisi complessiva del sistema", con la "chiusura dei tribunali", e l'impossibilità per le imprese e i privati di partecipare a gare di appalti e concorsi. E' quello che si rischia con il blocco dal primo gennaio scorso dell'assistenza informatica agli uffici giudiziari 1. Per questo l'Associazione nazionale magistrati annuncia una "protesta forte e decisa" e parla di "colpo finale" del governo a una "macchina che ha già enormi difficoltà di funzionamento".

"Altro che riforme punitive, qui c'è il rischio che i tribunali chiudano. Da tempo chiediamo una seria politica che razionalizzi i costi ed eroghi risorse umane e materiali tali da consentire un efficace funzionamento della gisutizia" insiste il presidente del'Anm Luca Palamara.

Il grido d'allarme dell'assocaizione trova conferma nelle parole del capo dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia Luigi Birritteri, che ammette le difficoltà. Un intervento (in un lungo messaggio sulla mailing-list dell'Anm) fatto dopo la riunione di ieri sulla questione al ministero di via Arenula, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti del Viminale per verificare le "possibile ricadute sull'attività di polizia". "L'allarme è più che giustificato", scrive Birritteri. "Voglio, tuttavia, rassicurare tutti sull'impegno del Ministro per la soluzione del problema in tempi assai brevi".

Ma le toghe che annunciano la mobilitazione. "Magistratura democratica è pronta ad una forte mobilitazione con forme di protesta anche clamorose", dice il segretario Piergiorgio Morosini, gip a Palermo, che denuncia: "La politica del governo fatta di annunci e conferenze stampa mostra scarsa percezione dei veri problemi della giustizia. Il ministro non può parlare di processo breve e poi negare le risorse minime per i sistemi informativi automatizzati".

"Senza un provvedimento immediato di ripristino della assistenza informatica - avverte il leader di Md - torniamo indietro di vent'anni, con danni irreparabili alle indagini, ai rapporti tra polizia e procure e ai processi civili; diventa impossibile la ragionevole durata dei processi. A pagare il prezzo di tutto questo sono i cittadini. Senza rimedi urgenti sarebbe un fallimento per il paese".

Per Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd e Cinzia Capano, responsabile giustizia civile, il blocco è "inaccettabile", mentre per Antonio Di Pietro dell'Idv 'Il governo si riempie la bocca con promesse di modernizzazione della pubblica amministrazione e allo stesso tempo taglia i fondi sui servizi informatici"



(04 gennaio 2011)

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Messaggio Da Ospite il Mer 05 Gen 2011, 00:36

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/01/04/visualizza_new.html_1644088942.html

Un anno fa la rivolta, Rosarno torna a normalità
Cresciuta presenza bulgari e romeni, lavoro in calo causa crisi


ROSARNO (REGGIO CALABRIA) - Un anno dopo la rivolta dei 'neri' e la controrivolta della popolazione locale, Rosarno è tornata alla normalità. La presenza dei migranti africani è fortemente diminuita, ma non tanto per paura di nuovi fatti violenti, quanto, piuttosto per gli effetti della crisi che si ripercuote pesantemente sul settore agrumicolo. "Molti produttori - spiega il sindaco Elisabetta Tripodi, del Pd, eletta a metà dicembre dopo due anni e mezzo di commissariamento - non hanno convenienza a fare raccogliere arance e mandarini per 7 centesimi al chilo, la metà di quello che sarebbe il prezzo".

Secondo le stime, gli africani adesso sono circa 800 in tutta la piana di Gioia Tauro. Lo scorso anno ce n'erano 900 solo in una ex cartiera abbattuta dopo la rivolta. Il loro posto è stato preso da cittadini dell'Est Europeo, soprattutto bulgari e romeni. Quella che resta "drammatica" è la situazione abitativa. I due ghetti che lo scorso anno erano occupati dai migranti, non ci sono più ed i lavoratori si sono dispersi in vecchi casolari abbandonati nelle campagne della piana, senza luce e senz'acqua. Nel novembre scorso uno di loro è morto per una polmonite.

"Per l'accoglienza - dice il Sindaco - a livello nazionale non è stato fatto niente. Noi abbiamo individuato un'area per una struttura da 120 posti. Attendiamo i container della protezione civile regionale. Poi sistemeremo bagni e docce". Intanto, in vista del 7, giorno in cui scoppiò la rivolta, Cgil e la rete Radici, hanno organizzato un corteo che partirà dalla piazza intitolata a Peppe Valariori, il segretario del Pci di Rosarno ucciso dalla 'ndrangheta nel giugno del 1980 cui seguira', a Reggio Calabria, un incontro col Prefetto. La sera prima, invece, è in programma la "Festa della mondialità", con degustazioni di prodotti tipici e musica popolare.

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Messaggio Da Ospite il Gio 06 Gen 2011, 16:11

spia questo forse andrebbe qui
https://1000voci.forumattivo.it/t620p90-e-facciamoci-una-risata#225628



http://www.repubblica.it/politica/2011/01/06/news/minzolini_rubrica-10900129/

"Al Tg1 rubrica sui giornalisti faziosi"
È bufera sulla proposta di Minzolini
Nuovo scontro tra l'Usigrai e Masi. Il dg: "Il sindacato dei giornalisti è come la Fiom". La replica: "Sbaglia due volte". Il tribunale di Roma accusa la Rai di comportamento anti-sindacale
di LEANDRO PALESTINI

ROMA - Da metà gennaio, il Tg1 inaugurerà una rubrica che non ha precedenti. Uno spazio dedicato alle "cantonate e alle faziosità" dei giornalisti. L'annuncio viene dato dallo stesso Augusto Minzolini nel numero in edicola di Panorama. Nel quale spiega che d'ora in poi contro la rubrica de Il Fatto quotidiano ""Minzoparade" e attacchi vari, risponderemo con Media, una rubrica di un minuto che, all'interno del Tg, monitorerà cantonate e faziosità dei colleghi".

L'Aiart, l'associazione di telespettatori cattolici, si chiede: "Minzolini farà del Tg1 una sorta di clava mediatica? È questo il compito del principale Tg del servizio pubblico?". Il direttore della corazzata Rai giura poi che sulle sue note spese "non c'è alcuna inchiesta interna e comunque sono disposto a dimostrare che le mie spese sono sempre state in ordine". Aggiunge: "Sulla vicenda Ferrario faremo ricorso. Sulle false rivelazioni relative all'inchiesta di Trani e le note spese sono partite le querele". Pancho Pardi, capogruppo Idv in Vigilanza, commenta: "I plenipotenziari di Berlusconi in Rai pensano di poter agire in spregio a qualsiasi norma e a qualsiasi comportamento di buon senso".

Nel frattempo si fa aspro lo scontro tra Mauro Masi e i sindacati. Ieri, il segretario generale dell'Usigrai Carlo Verna e il segretario dell'Associazione stampa romana Paolo Butturini, hanno annunciato la "vittoria" del ricorso presentato al Tribunale di Roma per comportamento antisindacale della Rai, per le alcune scelte di Masi (dalle variazioni alle cancellazioni di spazi di informazione dai palinsesti: senza comunicazioni né ai Cdr né all'Usigrai), viene diffuso un video dello spoglio delle 1314 schede di "sfiducia" verso il dg Rai, con minaccia di "inviare un cd con le schede del referendum al ministro Tremonti, al presidente della Vigilanza Zavoli, alla Corte dei conti". Si ricorda che Repubblica ha rivelato come la Corte abbia quantificato in 680mila euro il danno erariale prodotto dal dg verso l'azienda. Anche se il direttore generale tende a sminuire l'impatto delle "tegole", dicendo che "la nuova iniziativa Usigrai oltre a cadere, come le precedenti, in una totale indifferenza dei cittadini, dimostrerebbe che si voglia scimmiottare la Fiom nella strada della autoesclusione dal confronto sindacale". La Rai si opporrà "al decreto del Tribunale di Roma in tutte le sedi competenti". Per finire, una nota congiunta della Federazione della stampa e dell'Usigrai stigmatizza le parole di Masi : "In un colpo solo Masi va fuori registro due volte. Per attaccare l'Usigrai se la prende anche con la Fiom. Ma quello dei giornalisti, gli piaccia o no, è il sindacato unico e unitario che rappresenta tutti i colleghi e non solo una parte". E, si mette in guardia anche il presidente Rai, Paolo Garimberti, annunciando un "monitoraggio della sua funzione di garanzia".
(06 gennaio 2011)


Da metà gennaio, il Tg1 inaugurerà una rubrica che non ha precedenti. Uno spazio dedicato alle "cantonate e alle faziosità" dei giornalisti risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata snob

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Messaggio Da Ospite il Gio 06 Gen 2011, 19:53

http://affaritaliani.libero.it/cronache/avvenire_contro_grande_fratello_bestemmiano_mediaset60110.html



Avvenire contro il Grande Fratello: "Bestemmiano, e Mediaset assolve"
Il direttore del quotidiano dei vescovi, Marco Tarquinio, risponde ad una lettrice: "Si mette in scena il rito dell'indulgenza verso un'autentica blasfemia".


"Ci sono ideatori di spettacoli che pur di 'fare ascolti' e tenere accesi i riflettori programmano incidenti-esca. Il caso del bestemmiatore è emblematico". Lo denuncia il quotidiano dei vescovi, Avvenire, che critica le "incivili indulgenze" che ci sono state sul caso della bestemmia al "Grande Fratello".

Un atteggiamento che secondo il direttore del giornale cattolico, Marco Tarquinio, stride con la solidarietà che a tutti i livelli viene espressa ai cristiani perseguitati del Medio Oriente. "Mentre nel mondo ci sono decine di milioni persone che soffrono e vengono uccise per la propria fede, mentre ci sono cristiani condannati a morte per 'blasfemia' solo perché non rinunciano alla nostra fede in Gesù Cristo 'vero Dio e vero uomo', in Italia, culla del cristianesimo e cuore della cattolicità, non si fa solo spettacolo dell'offesa a Dio e alla buona educazione che accomuna credenti e non credenti, ma - rileva il corsivo - si mette in scena anche il rito dell'indulgenza verso un'autentica blasfemia espressa nella sua forma più volgare e urtante".


"Personalmente - conclude il direttore Tarquinio - ho cancellato la brutta china del Grande Fratello dai miei possibili percorsi televisivi. Rifiutare certi prodotti tv è l'arma più forte di cui disponiamo, ma so anch'io che non è sempre sufficiente. E anche stavolta, purtroppo, ne abbiamo una prova assai chiara. Trovo assai grave, e mi sembra incredibile e incivile, che la dirigenza di Mediaset continui a subire e, dunque, avalli tutto questo".

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Messaggio Da Ospite il Ven 07 Gen 2011, 16:48

Radio Padania in Puglia. 1,5 milioni di soldi pubblici per insultare i meridionali

Sulla frequenza 105.6 in Puglia c’è qualcosa di insolito: melodie celtiche, annunci federalisti, invettive nordiste, rubriche come “Padania, sveglia!” e “Alpini padani”. Un’interferenza, magari un errore o una presa in giro? No. E’ Radio Padania che è sbarcata al Sud. Per cominciare dalla Puglia, poi si vedrà. Non mancano naturalmente le proteste dei cittadini locali che non si capacitano di come sia stata possibile una cosa del genere ma soprattutto non sopportano di venire insultati 24 ore su 24, in casa loro poi.

Ma come è possibile che una radio locale sbarchi in questo caso al Sud? Non si può fermare? Le regole sono queste. Radio Padania e Radio Maria sono le uniche emittenti riconosciute come “radio a carattere comunitario”, una speciale categoria caratterizzata da “assenza dello scopo di lucro in nome di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose”. Nel 2001 il governo Berlusconi e la maggioranza di centrodestra (Lega in testa) votano una norma ad hoc per Radio Padania, che le consente di occupare gratuitamente frequenze radio con una semplice certificazione al ministero.

Un bel vantaggio rispetto alle altre emittenti che da anni non possono acquisire alcuna frequenza se non a caro prezzo. Nel 2005 inoltre il governo Berlusconi e la maggioranza di centrodestra (Lega sempre in testa) votano un’altra norma, che garantisce a Radio Padania e Radio Maria un finanziamento annuo (ora arrivato a 1,5 milioni di euro) “per promuoverne il potenziamento”. Una bella somma, considerato che tutte le altre emittenti private (poco meno di un migliaio) devono spartirsi circa 16 milioni di contributi pubblici. Diciamo che alla fine Roma non si è rivelata poi così “ladrona”.

Torniando alla questione Radio Padania in Puglia però, la situazione è tuttaltro che tranquilla. Il ripetitore padano è piazzato ad Alessano, dieci chilometri a nord di Leuca. Il sindaco Gigi Nicolardi viene tempestato di telefonate di concittadini indignati: “Ma come, consenti l’installazione nella nostra città dell’antenna per farci insultare dai leghisti? Fa’ qualcosa, rimuovila!”. “Non ho poteri per bloccarla – risponde imbarazzato – dipende tutto dal ministero”.

Nei bar monta la protesta, si costituisce un comitato cittadino, le emittenti locali minacciano esposti alla magistratura, i deputati preparano interrogazioni parlamentari, il segretario provinciale del Pd, Salvatore Capone, s’infuria: “Com’è possibile che dobbiamo ascoltare 24 ore su 24 insulti ai meridionali?”. Che fare? Nulla, è il radio-federalismo esteso al Sud. L’avanzata del transistor leghista è appena cominciata, forte di finanziamenti, appoggi e venti ministeriali a favore.

7 gennaio 2011


http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/radio-padania-puglia-federalismo-lega-704160/

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Messaggio Da Ospite il Ven 07 Gen 2011, 18:56

azzdici neutro

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Messaggio Da Ospite il Ven 07 Gen 2011, 19:19

http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it/2011/01/07/book-bloc-blog19/



Mentre leggevo su Repubblica.it le storie di “ordinaria quotidianità” riguardanti la scuola – dove un sinonimo di quotidianità in questo caso potrebbe essere follia – raccontate da persone comuni come me, il mio occhio è caduto sulla frase: “il problema non è la carta igienica, il sapone o simili: oramai a quello siamo abituati.” La domanda è: a quante altre cose ci siamo abituati? E soprattutto perché noi italiani sviluppiamo un così malsano spirito di adattamento? La cosa più buffa è che quest’ultimo dovrebbe esser guidato dallo spirito di sopravvivenza, che evidentemente non abbiamo perché se lo avessimo di certo non andremmo a colpire quella prole che quantomeno dovrebbe servire a garantire la sopravvivenza della specie. No, noi ci adattiamo; e ci abituiamo a leggere parole come quelle di una ragazza di trenta anni che scrive “avere un figlio è un lusso e per questo che non ne ho”. E come spesso avviene – oramai è divenuto un classico – qualche commento dopo appare quello che io definisco il rassegnato medio (che ha sostituito l’italiano medio), che per non far torto a nessuno sostiene “che così va il mondo”; bisogna abituarsi e magari annegare nel pessimismo cosmico che tanto fa comodo quando si ha poco coraggio.
Ma non è vero che l’italiano non nutre più speranze. L’italiano spera sempre nel coraggio altrui.
La verità è che siamo inspiegabilmente accondiscendenti quando ci viene strappato qualche piccolo diritto, accettiamo ogni giorno che ci venga tolta una briciola di pane, e dopo vent’ anni, ci lamentiamo perchè non abbiamo di che mangiare. E non pensiamo mai che anche per noi potrebbe valere la stessa legge del ladro. E se iniziassimo, piano piano, a conquistare – invece che rubare- qualche diritto anche noi? Perchè questa regola non dovrebbe valere per i derubati?
Si potrebbe per esempio iniziare da una delle clausole che contiene “l’accordo” di Mirafiori, quella che prevede la cancellazione dei sindacati che non lo firmeranno. Non credo che per giustificarla basti un semplice “così va il mondo”.
Si potrebbe continuare con la lotta contro la privatizzazione dell’acqua.
E poi potremmo, tanto per cambiare, indignarci veramente sullo “stato di salute” del nostro patrimonio artistico; questa soprattutto è una battaglia che non si può perdere, poiché la sconfitta sarebbe per sempre. Abbiamo diritto alla bellezza, ma anche il dovere di valorizzarla e di proteggerla e dobbiamo innanzitutto iniziare a pensarla come nostra; immaginarci che il colonnato di San Pietro sia come un’antica collana ereditata dalla nonna, quella che conserviamo gelosamente in un cofanetto, la colonna coclide di Marco Aurelio e quella traianea come dei preziosi pendenti eppoi, a coronare il tutto, quello straordinario diadema del Colosseo. Anche il volto della donna più bella sfiorisce.
Detto ciò credo che nulla possa accadere fintanto che ogni singola persona di questo Paese non si sia fatta un esame di coscienza.
Siamo davanti alla tre fiere dentro la selvaggia selva oscura. Non credo sia più tempo di aspettare Virgilio, ce ne sono già così tanti sbagliati, eppoi non rischiamo forse che ci conduca negli Inferi?
Che sia finalmente giunto il tempo di attendere una paradisiaca Beatrice?
Nell’attesa forse ci conviene prendere un bel pò di vantaggio…

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Messaggio Da Ospite il Sab 08 Gen 2011, 14:49


a me son piaciuti .. così giovani ... amò

chissà se faranno anche quello in tribunale per il divorzio love

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Messaggio Da Ospite il Sab 08 Gen 2011, 19:11

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/08/news/feltri_giornale-10973431/?ref=HREC1-1


Il Giornale attacca Feltri e Napolitano
"Cambiano bandiera per convenzienza"
Il direttore del quotidiano berlusconiano mette nel mirino il presidente della Repubblica e poi il suo predecessore. "Il capo dello Stato usa il Tricolore contro la Lega per spaccare il Paese". "Feltri alleato con Fini e Di Pietro?". La replica del giornalista: "Mi attacca perché gli rubo copie"



ROMA - "Napolitano (e Feltri) cambiano bandiera", il primo riscopre il tricolore "in chiave anti-leghista" e il secondo "rinnega il berlusconismo". Con questo titolo e un articolo al veleno si materializza sia l'irritazione verso il capo dello Stato sia lo scontro nell'aria da tempo 1 tra gli ex amici e alleati della stampa berlusconiana più militante: Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti, l'ex e l'attuale direttore del Giornale. Insieme a un pesantissimo attacco al presidente della Repubblica.

Nell'editoriale di oggi, Sallusti, vero pasdaran del Cavaliere, punta l'indice in particolare sull'intervento di ieri 2del capo dello Stato che ha inaugurato le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. "Più che unire - scrive Sallusti - l'inquilino del Colle evidentemente mira a spaccare, gli italiani (oltre tre milioni i votanti del Carroccio alle ultime politiche) e il governo". Da lui, prosegue, "nessun accenno, critica o richiamo a chi invece i simboli dell'Unità d'Italia li ha disprezzati per cinquant'anni. Cioè lui stesso e i suoi amici comunisti". Napolitano, aggiunge il direttore del Giornale, "rimuove la verità che nelle piazze del Pci invase da bandiere rosse il tricolore fosse bandito, che Bella Ciao venisse cantata al posto dell'inno di Mameli, la parola Patria considerata un residuo fascista".

Se Bossi ha un merito, precisa Sallusti, "è proprio quello di aver tenuto ancorato a 'Roma ladrona', attraverso Berlusconi, il giustificato malessere del Nord incompreso", anche se "lo ha fatto a suo modo".

A cambiare bandiera, per il direttore del quotidiano milanese, è stato anche Feltri (da poco passato a Libero) che, sottolinea, "fino a ieri tra i più autorevoli sostenitori del premier, in un incontro pubblico a Cortina, ha detto che Silvio Berlusconi non ha i numeri per candidarsi a capo dello Stato e che sarebbe addirittura meglio che non si ricandidasse neppure a premier". "Fini, Bocchino e Di Pietro - si chiede Sallusti - possono contare su un nuovo alleato?".

Il pezzo di cronaca da Cortina, dal titolo "Feltri rinnega Silvio", riporta le frasi del direttore editoriale di Libero ("Spero che il prossimo presidente della Repubblica non sia il Cavaliere: immaginate cosa potrebbe accadere, escort al Quirinale..."). Affermazioni che a Sallusti, fedelissimo del Cavaliere, non sono piaciute. Al punto di farne oggetto del duro attacco sulla prima pagina del giornale che dirige.

Dura la replica di Feltri. "Libero con me ha gia' guadagnato 10mila copie, e se
le ho prese significa che il Giornale le ha perse, questo da' fastidio". A Feltri non va bene il comportamento di Sallusti "perche' non e' da gentiluomini sparare su un uomo disarmato, visto che lo sono perche' non posso scrivere (Feltri è stato sospeso dall'Ordine dei giornlaisti ndr) . E poi fino a ieri sul Giornale per me si raccoglievano migliaia di firme di solidarieta' e ora viene tutto cancellato: sono
stupito, non capisco il senso". Riguardo al voltafaccia su Berlusconi, il giornalista spiega nega: "Ho detto, e ribadisco, che non lo vedo al Quirinale ma piu' come presidente del Consiglio. Non lo si puo' ingabbiare al Quirinale, anche perche' poi, ho fatto una battuta, li' Silvio come fa con le escort?".


(08 gennaio 2011)

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Messaggio Da Ospite il Sab 08 Gen 2011, 22:05




frustatemi

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